5 cose che probabilmente non sapevi su Alan Shearer

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La storia di Alan Shearer è talmente piena di luoghi comuni da sembrare uscita dalla penna di un romanziere. Figlio della tipica working class inglese (il padre lavorava in una fonderia), tifoso dalla nascita del Newcastle, è costretto a migrare per maturare, prima di tornare nel “suo” Saint James Park, dove diventerà una leggenda.

ALAN, FIGLIO DI ALAN

Proprio così, negli anni ’70 in Inghilterra era radicata nella classe operaia l’usanza di dare al primogenito il nome del padre. Per tramandare la stirpe, si potrebbe dire. Nient’altro era che un modo per scimmiottare (e invidiare) i nobili, che si tramandavano di generazione in generazione nome, titolo, lignaggio e agi. Allo stesso modo, un ragazzo cresciuto in un quartiere operaio, come quello di Gosforth a Newcastle, non aveva alternative per il proprio futuro: nella vita avrebbe fatto l’operaio, come il padre e come il nonno prima di lui. Chissà, forse proprio perché ritenuto uno sport da ricchi, Alan senior aveva provato a indirizzare il figlio verso il golf. Ma ben presto il talento cristallino del ragazzo per il football sarebbe emerso con prepotenza.

UNA MACCHINA DA RECORD

Nel corso della sua fortunata carriera, Shearer ha avuto una solo parola ad accompagnarlo in modo costante: gol. Ne ha segnati tantissimi, in ogni modo: destro, sinistro, testa, potenza, opportunismo. Aveva tutto. E’ il miglior marcatore nella storia della Premier League, con 260 centri. Primatista di reti del Newcastle, sia a livello assoluto (206), sia in campo europeo (30). Insieme a Andy Cole, Jermain Defoe, Dimitar Berbatov e Sergio Aguero, appartiene all’esclusivo gruppo di giocatori ad aver realizzato ben 5 gol in una singola partita di Premier League. Deteneva il record di gol segnati di testa (46), poi battuto da Crouch, e quello di triplette (11), migliorato dal Kun. A proposito di triplette, con quella realizzata all’Arsenal nel 1988 (prima da titolare fra i professionisti, seconda presenza in assoluto), a 17 anni e 8 mesi diviene il più giovane calciatore nella storia della Premier ad aver firmato un hat trick, strappando il primato a Jimmy Greaves.

A SOUTHAMPTON A LUSTRARE GLI SCARPINI, PER DIVENTARE UOMO

Come in ogni romanzo di formazione che si rispetti, prima di diventare un eroe dei suoi concittadini, il piccolo Alan è costretto a lasciare la sua Newcastle, la sua gente, per farsi le ossa in una città lontana quasi 300 miglia, affacciata sulla manica. Nonostante segni circa 150 reti in tre annate nelle giovanili del Wallasend Boys Club, sulle rive del fiume Tyne non si accorgono del talento del ragazzo. Sarà forse per quel suo modo sgraziato di correre, non elegante, sta di fatto che i Magpies lo scartano, mentre si accorge di lui Jack Hixon, osservatore del Southampton, che a 15 anni lo porta a sud, sulla manica. Sarà la fortuna di Shearer, che ha la possibilità di crescere nella academy che già aveva sfornato Le Tissier e Shilton, e che anni dopo avrebbe formato i vari Bale, Walcott, Oxlade-Chamberlain. Il segreto dei Saints? Nelle giovanili biancorosse, più della tattica e della tecnica, viene curato l’aspetto caratteriale dell’uomo, si vuole accrescere umiltà e spirito di sacrificio. Ecco allora che dopo ogni allenamento e partita della prima squadra, Shearer, insieme ai compagni, lucida gli scarpini dei giocatori “grandi”, e pulisce bagni e spogliatoi. “Allora non era una cosa piacevole, ma è stato importantissimo per me”.

MANCHESTER? NO, GRAZIE

Dopo aver segnato caterve di gol con le maglie di Southampton e Blackburn, Sherer è pronto per tornare a Newcastle. Ha appena vinto uno storico campionato con i Rovers, che si sono laureati campioni dopo ben 80 anni. Quella Premier League sarà l’unico trofeo di squadra nella carriera di Alan, esclusi gli svariati premi individuali. Nel 1996 è già affermato come uno dei centravanti più prolifici nel panorama europeo, e molti dei club più blasonati del vecchio continente si fanno avanti per lui: Inter, Juventus e Manchester United, solo per citarne alcuni. Di abbandonare l’Inghilterra, per Shearer non se ne parla neppure. Già quattro anni prima era arrivato il gran rifiuto a fronte del corteggiamento di  Ferguson, quando a spuntarla fu Kenny Dalglish con il suo Balckburn. Questa volta il passaggio allo United sembra possibile, Shearer va a incontrare Sir Alex  con cappellino e occhiali scuri, per non dare nell’occhio. Ancora una volta, però, interviene un altro manager, in questo caso Kevin Keegan, che gli promette la maglia numero 9 del suo Newcastle, la squadra che andava a tifare da bambino. Il figliol prodigo può tornare a casa. E poco importa se non vincerà nessun titolo con i Magpies. “La mia mente spingeva verso United o Liverpool, ma il cuore mi indicava Newcastle”

UN AIUTO DALL’ALTO…

Per la cifra all’epoca record di 15 milioni di sterline, il figlio della Newcastle operaia arriva dunque a giocare dove era sempre stato destinato. Amato, di più, adorato dalla sua gente. Attaccante titolare della squadra tifata, e idolo assoluto del Saint James Park. Quella fra Alan Shearer e il Newcastle è la classica storia d’amore a lieto fine. Si raggiungono i 52 mila abbonati, in una città che conta 250 mila abitanti. Si fa il tifo anche in Chiesa. A Saint Andrew, il reverendo Glyn Evans è un accanito sostenitore dei Megpies, che nei primi anni 2000 aveva preso l’insolita abitudine di rivisitare le preghiere da far recitare ai fedeli. Passare da “To Bob be the glory” (in onore all’allenatore Bob Robson) a “Score Shearer score” è un attimo. I fedeli, ovviamente, seguono la loro guida spirituale, e ogni weekend recitano la speciale preghiera per il loro centravanti. Chissà se alle fortune di Shearer a Saint James Park, non abbia contribuito anche una forza superiore, un aiuto… dall’alto. In fondo si sa, il tifo è una questione di fede.