HomeStorie in the boxWembley ammutolito, ci pensa Batigol: l'impresa viola a Londra

Wembley ammutolito, ci pensa Batigol: l’impresa viola a Londra

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La notte è scura ed è gonfia di tensione. Le stelle non brillano in cielo, ma sul verde prato di Wemebley se ne può osservare una parata. Sono tutte in fila una accanto all’altra, quando scatta la celestiale musica che annuncia l’imminente sfida di Coppa dei Campioni. Da Bergkamp a Vieira, passando per Rui Costa e Batistuta. Nel tempio del calcio inglese l’Arsenal, con la sua consueta casacca biancorossa, affronta un’italiana che ha tutto da perdere, la Fiorentina. I viola arrivano a Londra con la squadra in subbuglio, con il tecnico Trapattoni sulla graticola e già dimissionato. Dimissioni respinte dal vulcanico presidente Vittorio Cecchi Gori, che ha rispedito al mittente la missiva del Giuanìn, perché prima c’è una missione da compiere: vincere la sfida di Champions League con i britannici. La bilancia, secondo i pronostici, pende nettamente a favore dei Gunners, anche perché la formazione gigliata non carbura. Partita con ambizioni da scudetto, a fine ottobre è già tagliata fuori da ogni discorso. Non resta che affidarsi alla dea Eupalla, che all’occasione sa plasmare a suo piacimento l’esito di una gara all’apparenza già scritta.

Il primo tempo è tutto di marca londinese. Gli uomini di Wenger sembrano schegge impazzite e penetrano nella retroguardia viola come il coltello nel burro. Trema la difesa con le incursioni di Overmars, Firicano e Pierini fanno quello che possono, mentre Adani boccheggia quando l’olandese sgasa sulla sua corsia. Anche Kanu, l’ex Inter, si rende pericoloso in più frangenti. La trincea messa su Trapattoni sembra poter deragliare da un momento all’altro, ma come un pugile suonato ma ancora in piedi, la Fiorentina resiste agli assalti dell’Arsenal e torna negli spogliatoi con lo zero a zero in tasca. Nella ripresa serve ben altro, altrimenti toccherà annotare un’altra mesta sconfitta. Una delle tante in trasferta, seppur stavolta in una cornice tra le più prestigiose.

In campo, però, c’è un totem, un uomo al quale aggrapparsi nei momenti più duri e difficili: Gabriel Omar Batistuta. L’attaccante argentino, numero 9 sulla schiena e fascia da capitano al braccio, ha nelle gambe tanta polvere da sparo da giostrare all’occorrenza. Quando scocca il 74′, l’inesauribile terzino tedesco Jorg Heinrich dà vita all’ennesima ripartenza palla al piede, supera la metà campo con un’irresistibile progressione e serve un pallone sulla destra a Batistuta. Più che un passaggio è una preghiera: l’argentino da quella posizione può solo affidarsi a un miracolo. Eppure, da centravanti puro aggredisce lo spazio con un’esuberanza da dio greco, prende la mira e scatena il suo destro che si infrange come un colpo di cannone alle spalle di un attonito Seaman. Wembley ha assistito a una rara cometa che fa piombare l’impianto in un silenzio tombale. Almeno per tre quarti, perché c’è uno spicchio che esulta con rara felicità.

Il lampo dell’attaccante argentino resta iscritto nella storia del mitologico stadio del nord di Londra. La partita, poi, scivola via non senza regalare ulteriori emozioni. L’Arsenal, infatti, va all’arrembaggio e ci prova in tutti i modi. Sulla sua strada, tuttavia, si erge la manona di Francesco Toldo, che dice di no a ogni tentativo dei Gunners, compresa una conclusione a botta sicura di Kanu, che ancora reclama vendetta. Dopo tanta sofferenza, la Fiorentina metta la firma su un’impresa storica che a oltre venticinque anni di distanza non ha perso un grammo del suo incredibile fascino.

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