Steve Bloomer, l’angelo distruttore: vita, goal e sofferenze della prima superstar del football inglese

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di Jacopo Boni

Steve Bloomer’s Watchin’, Helping them fight, Guiding our heroes, In the black and the white“

Nella classifica dei miglior cannonieri dei cinque principali campionati europei, dopo Lionel Messi, Cristiano Ronaldo, Jimmy Greaves e Gerd Muller compare un nome dimenticato dai più ma che, seppur abbia appeso gli scarpini al chiodo oltre cento anni fa, dalle parti di Derby evoca ancora un che di leggendario. Ancora oggi, ogni volta che i Rams scendono in campo, i tifosi lo invocano sulle note dell’inno della squadra, chiedendogli di “guidare i loro eroi in bianco e nero”: stiamo parlando di Steve Bloomer, recordman di goal con la maglia del Derby County, con ben 332 reti tra campionato e FA Cup.

Per ripercorrere la non semplice vita di quella che a tutti gli effetti può essere considerata la prima superstar del calcio professionistico, partiamo da Cradley, nel Worchestershire (l’odierno West Midlands). E’ qui che il 20 gennaio del 1874 nasce Steve Bloomer, figlio di Caleb Bloomer e Merab Dunn. La famiglia Bloomer appartiene alla working class inglese e il lavoro come fabbro di Caleb li costringe a muoversi verso Litchurch, nel Derbyshire, quando Steve ha appena cinque anni. E’ qui che a soli 12 anni il giovane Steve comincia a lavorare, seguendo le orme del padre, come giovane apprendista di un fabbro locale.

Nonostante il lavoro, il sogno recondito del ragazzo è quello di diventare calciatore e le doti per farlo non tardano ad uscire allo scoperto: la prima apparizione documentata su un campo di gioco è del 1887, quando Steve partecipa alla finale del Derbyshire Boys Shield con la squadra under 15 del St. Chad’s Choir: il risultato è pessimo (14 a 0 per gli avversari del St Luke’s) ma la prova del giovane attaccante è a dir poco convincente.

Seguono anni in cui Bloomer continua l’apprendistato da giovane calciatore giocando nelle giovanili del Derby Swifts guadagnandosi da vivere, nel frattempo, come fabbro all’officina Ley.

L’anno del primo contratto da professionista è il 1892: l’occasione gli viene fornita dal Derby County. Complici anche gli infortuni di due titolari della squadra, il giovane Bloomer viene lanciato subito nella mischia e il primo goal non tarda ad arrivare.

Ufficialmente la prima rete in maglia bianconera la mette a segno durante la seconda giornata di campionato, nella sconfitta per 2 a 1 sul campo del Preston North End. La versione del protagonista della nostra storia risulta, però, completamente differente: infatti negli anni successivi Bloomer rivendicherà la paternità di una doppietta nella prima partita di campionato, goal ufficialmente attribuiti a Johnny McMillan. Un mistero destinato a rimanere tale.

La prima stagione si conclude con un rispettabile bottino di 11 marcature in 28 presenze, ma è dall’anno successivo che la presenza di Bloomer diventa sempre più fondamentale per la squadra del Midlands. Nella stagione 1893/94, a fine campionato, i goal sono 19. Il torneo 1894-1895 è più magro in termini di realizzazioni, complice anche la pessima annata di squadra, ma l’apporto di Steve risulta in ogni caso fondamentale per salvare dalla retrocessione i Rams: il campionato dei bianconeri si conclude con il goal di Bloomer nei minuti finali dello spareggio contro il Notts County, goal che fissa il punteggio della partita sul 2 a 1 e, di conseguenza, significa un’agognata salvezza per il Derby County.

Ma il meglio deve ancora venire. La stagione che porta alla ribalta il talento e la micidiale capacità realizzativa dell’attaccante inglese è quella successiva. Il campionato 1895/1896 si apre con l’inaugurazione della nuova casa dei Rams, stadio che ospiterà le partite casalinghe dei bianconeri per i successivi 103 anni: il Baseball Ground. La partita, contro il Southampton, finisce 2 a 0 per i padroni di casa. Inutile dirvi che la doppietta è firmata da Bloomer. La stagione è una delle migliori di sempre per il Derby County. La squadra, in campionato, finisce al secondo posto superata soltanto dall’Aston Villa. Sfiora addirittura la FA Cup, dove viene eliminata in semifinale con il risultato di 2 a 1 dai lupi del Wolverhampton Wanderers. Bloomer è inarrestabile: chiude la stagione con 27 reti, 22 in campionato e cinque in coppa.

Le annate successive, dal punto di vista realizzativo, saranno addirittura migliori. La più prolifica di sempre è quella 1896/97, con 31 reti in 33 partite tra campionato e FA Cup e la bellezza di 21 goal in 20 partite tra il novembre 1896 e l’aprile 1897.

Bloomer, durante gli anni in maglia bianconera, sarà capocannoniere della EFL per cinque volte (1896 a pari merito con John Campbell dell’Aston Villa, 1897, 1899, 1901 e 1904) e risulterà miglior marcatore dei Rams per 14 stagioni consecutive, segnando la bellezza di 17 triplette e meritandosi l’appellativo di “Destroying Angel”, l’angelo distruttore, per via della sua faccia da ragazzino innocuo unita alla sete implacabile sotto porta.

La partita indimenticabile? Gennaio 1899: Derby County contro Sheffield Wednesday, Steve ne segna sei!

Bloomer diventa un vero e proprio idolo per i tifosi fuori e dentro il campo. E’ il primo calciatore a indossare scarpette personalizzate (le famose, al tempo, Lucky Striker e Perfegrippe), oltre ad apparire su giornali e pubblicità dell’epoca risultando una sorta di precursore della moderna superstar calcistica, tanto da spingere un grande studioso della sua vita, Paul Topliff, a definirlo una sorta di David Beckham dei suoi tempi.

Anche in campo internazionale la fama arriva presto: al debutto con la maglia della nazionale inglese nel 1895, Steve segna una doppietta nel 9 a 0 rifilato all’Irlanda e le marcature non accennano a diminuire nelle partite successive, tant’è che Destroying Angel va a segno in tutte le prime dieci apparizioni con la maglia dell’Inghilterra, siglando quello che ancora oggi è un record. Terminerà la sua carriera con la nazionale nel 1907: 28 goal in 23 presenze il bottino finale, goal che gli sono valsi il fregio di rimanere nella top ten dei realizzatori dei Tre Leoni per più di un secolo, scalzato solo nel 2013 da un signore chiamato Frank Lampard.

Le incredibili statistiche individuali purtroppo non bastano ai Rams per raggiungere i tanto agognati successi di squadra. Il secondo posto del 1895/96 non viene più eguagliato e la FA Cup resta soltanto un sogno sfiorato. Sono tre le sconfitte per Bloomer e soci nelle finali del 1898, 1899 e 1903, ponendo in evidenza l’unica grande mancanza nella carriera di Paleface (altro soprannome affibbiato a Bloomer nel corso della sua carriera), ovvero la conquista di trofei di squadra da aggiungere al ricco palmares di traguardi personali.

La prima parentesi di Bloomer al Derby County si conclude nel 1906, anno del trasferimento per 750 £ al Middlesbrough. Con la maglia del Boro gioca 4 anni e mezzo, collezionando 59 goal in 126 presenze.

Ma il richiamo della vecchia casa, presto o tardi, si fa sentire sempre: per Steve è tempo di tornare dove tutto è cominciato, in quello stadio e con quella maglia che da piccolo uomo lo aveva trasformato in uno dei giocatori più ammirati e forti dell’epoca.

I Rams hanno tremendamente bisogno del suo aiuto: senza la guida del loro capitano sono precipitati in seconda divisione e, per Steve, il ritorno diventa una sorta di missione da completare prima che il suo fisico gli dica che è arrivato il momento di dire basta.

La stagione del ritorno è come sempre sostenuta da una media realizzativa di alto livello: sono 20 i goal in 28 partite, reti che tuttavia non sono sufficienti a riportare il Derby County in prima divisione. I Rams concludono il campionato in sesta posizione, lontano dal secondo posto che significa promozione: il sogno di tornare nel calcio che conta deve essere messo ancora da parte.

Steve non demorde, gli anni si fanno sentire ma la voglia è quella di un ragazzino che vuole dare un’ultima gioia ai tifosi che lo hanno sostenuto per una vita. La stagione giusta per il salto è quella 1911/1912.

Bloomer ne segna 19 e trascina i suoi al primo posto, che significa titolo (l’unico, peraltro, della carriera dell’angelo distruttore) e promozione in First Division.

C’è tempo per un ultimo ballo nel campionato dei grandi. La stagione 12/13 vede il bomber di Cradley chiudere l’anno delle sue 39 candeline con un ragguardevole score di 13 reti in 29 presenze, guidando i suoi all’ottimo settimo posto di fine campionato.

L’ultimo goal per il Derby è datato 6 settembre 1913 nella partita contro lo Sheffield United, mentre l’ultima apparizione in maglia bianconera avviene il 31 gennaio 1914. A 40 anni, dopo 352 goal in 599 partite, Steve decide di chiudere la sua carriera da calciatore professionista per iniziare quella da allenatore.

Il primo incarico della sua nuova vita lo riceve da Berlino…e le conseguenze della sua risposta positiva alla chiamata della Britannia Berlin 92 le porterà con sé fino alla tomba.

Siamo a inizio luglio del 1914, Steve si è appena trasferito in Germania: quello che accade di lì a poco è storia. Il 28 luglio inizia la prima guerra mondiale, che vede scontrarsi su due fronti opposti Germania e Inghilterra. Bloomer non riesce a tornare in patria in tempo e viene arrestato sul suolo tedesco per poi essere rinchiuso nel campo di detenzione di Ruhleben, nel distretto di Spandau. Rimarrà qui come prigioniero per 3 anni e mezzo, fino al marzo del 1918.

La biografia di Paleface, scritta da Peter Seddon nel 1999, ci aiuta a capire come siano stati questi anni di reclusione e come lo sport e il calcio abbiano letteralmente salvato Steve e tutti i prigionieri del campo, favorendo la socialità e il proseguimento della dura vita dietro le sbarre, perlopiù con l’aggravante, per un’inglese, di essere considerato nemico della patria. Sono anni terribilmente difficili aggravati dal peso della notizia della morte della sua secondogenita Violet, comunicatagli con una lettera della moglie Sarah.

Steve resiste e diventa una celebrità anche nel campo di prigionia, un punto di riferimento per gli altri suoi compagni di strada. Quando viene rilasciato, 3 anni e mezzo dopo, il saluto degli altri prigionieri si concretizza con un’ultima partita di calcio. Non poteva essere altrimenti.

Bloomer viene trasferito in Olanda, paese neutrale, in attesa di poter far ritorno in patria, dove lo attende la sua modesta casa di Portland Street Derby, in cui vive con la moglie Sarah e gli altri tre figli rimastigli.

E’ tempo di andare avanti, e Steve lo fa seguendo l’unica vera passione che da sempre ha avuto: il calcio. Continua la carriera da allenatore, carriera che vede la sua punta massima nella conquista della Copa del Rey in Spagna del 1924, quando porta il suo Real Union alla vittoria battendo in finale niente poco di meno che i giganti del Real Madrid.

E’ il coronamento di una carriera che non sempre lo ha ripagato quanto meritasse, vissuta sempre ai margini del grande calcio, quasi come se Bloomer volesse rimarcare il suo status di appartenente alla working class inglese. Status che, tuttavia, non gli ha impedito di essere uno dei calciatori più ricordati della storia del football dell’epoca.

Steve muore il 16 aprile del 1938, due anni dopo la morte della moglie. Riposa da allora nel cimitero di Nottingham Road Derby, mentre un busto per ricordare le sue imprese è stato posizionato nel 2009 appena fuori Pride Park, l’attuale dimora del Derby County.

Si dice che da allora un angelo vegli sulle partite dei Rams.

Un angelo dalla faccia buona che con il suo viso da ragazzino ingannava le difese avversarie, punendole poi con la sua finalizzazione implacabile.

Un angelo distruttore.

In attesa del suo degno erede.