Scozia-Inghilterra 0-0: la prima amichevole tra nazionali mai giocata

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L’età Vittoriana ha cambiato volto all’Inghilterra. L’Impero di Sua Maestà Vittoria si espande ai suoi massimi livelli, l’economia cresce a dismisura e vengono portati avanti enormi progressi ingegneristici. Certamente questo particolare periodo storico viene anche ricordato per le metropoli degradate in cui interi quartieri sono lasciati a sé stessi, per il lavoro minorile diffuso ovunque e per la rigida e ipocrita moralità delle classi più abbienti.

Proprio ai ricchi nobili e alti borghesi di quel periodo si deve però la creazione e lo sviluppo di un nuovo passatempo che prenderà sempre più… piede, negli anni a venire: il football.

Come ben sappiamo la concezione elitaria associata al gioco del calcio è stata persa da molto tempo, tanto da essere paragonata ai giorni nostri a una vera e propria religione laica. Ma gli inglesi mantennero per decenni un atteggiamento altezzoso quando si parla di questo sport (a dire il vero, lo stesso modo di comportarsi che hanno verso qualunque cosa). Entrarono in ritardo nel circuito delle coppe europee per club, e parteciparono ai loro primi Mondiali solo nel 1950.

Eppure, il primo match considerato ufficiale tra due selezioni nazionali coinvolge proprio loro. L’anno è il 1872, e a scendere in campo sono Inghilterra e Scozia, al West of Scotland Cricket Club di Glasgow.

La nascita del football

I primi anni di vita del football sono abbastanza travagliati. Si sviluppa in diverse regioni inglesi in contemporanea, come svago dei ricchi o come sport scolastico e universitario. Soprattutto è forte l’influenza di un altro passatempo che sta diventando sempre più famoso nei circoli inglesi, il rugby. Tanto che i primi set di regole dell’association football, così come viene chiamato al tempo, prevedono un estensivo utilizzo delle mani e nessun limite di altezza delle porte.

Le zone più importanti di sviluppo delle regole del calcio sono l’Università di Cambridge, che cerca di creare un codice comune per amalgamare il gioco a livello scolastico, e l’area di Sheffield, che invece influenza pesantemente lo sviluppo del football in tutto il nord dell’Inghilterra. Siamo nel 1859, e secondo le regole di Sheffield si può ancora giocare in 20 contro 20.

Nel 1863 vari club decidono di incontrarsi a Londra per creare un codice unificato per tutti. Il luogo di ritrovo è la leggendaria Freemason’s Tavern nel West End della capitale, dove la massoneria avrà per oltre un secolo i suoi uffici. Tra l’ottobre e dicembre di quell’anno avvengono sei incontri dove vengono discusse e approvate tutte le regole proposte nella nazione. Finalmente, all’alba dell’anno nuovo, è pronto il codice. Viene creata anche una nuova associazione, The Football Association, che gestirà il gioco del calcio negli anni a venire. Alcuni club decidono di distaccarsi in contrasto con le scelte della neonata FA, e fonderanno pochi anni dopo il Rugby Football Union, l’organizzazione che gestisce ancora oggi il gioco del rugby in Inghilterra.

Nel 1863 avviene quindi anche la prima partita ufficiale di calcio, tra i Barnes e i Richmond, finisce a reti bianche. Le regole sono ancora in fase di definizione: negli anni successivi viene prima fissata l’altezza della porta a 8 piedi; poi viene eliminato del tutto l’utilizzo delle mani con palla in gioco; infine viene creato il ruolo del portiere, l’unico che può difendere la linea del goal con le mani.

Nel 1866 diventa segretario e tesoriere della Football Association Charles Alcock. Un ragazzo di ventiquattro anni attaccante centrale del Wanderers FC, uno dei club fondatori della FA. Uno dei primi pionieri del football giocato di squadra in Inghilterra. Anche dal punto di vista manageriale il ragazzo si dimostra lungimirante. Nel 1871 è proprio Alcock a proporre la creazione di una competizione, The Football Association Challenge Cup, in cui partecipano tutti i club affiliati alla federazione. Nasce ufficialmente la FA Cup, competizione di calcio più antica del mondo, e nella finale del 16 marzo 1872 vincono proprio i Wanderers FC di Alcock, che gioca titolare in mezzo all’attacco.

Le prime partite

Un’altra iniziativa di Alcock è quella di far giocare una rappresentativa di giocatori dei club della FA contro una selezione di giocatori scozzesi. La prima sfida è del 1870 e altre quattro vengono giocate nei due anni successivi, tutte disputate al The Oval di Kennington. Alcock pubblica sui giornali di Glasgow e Edimburgo annunci in cui chiede ai calciatori scozzesi di andare a giocare queste partite, ma non arrivano risposte. La selezione “ospite” sarà composta quindi solo da residenti a Londra.

Gli scozzesi si risentono della mancanza di giusta rappresentazione nelle amichevoli, anche se Alcock risponde prontamente negando qualsiasi tipo di ostruzionismo nei loro confronti. Tanto che una squadra di Glasgow, i Queen’s Park, finalmente rispondono alla sfida lanciata accettando di giocare contro la selezione della FA. Gli scozzesi hanno già giocato contro squadre inglesi perché vengono invitati a partecipare alla prima FA Cup, venendo eliminati in semifinale contro i Wanderers di Alcock poi vincitori. Proprio dopo quella partita viene iniziata la discussione riguardo un vero match tra selezioni nazionali. Il 3 ottobre la Football Association comunica che l’accordo è stato trovato e il match viene ufficializzato.

Il 30 novembre 1872 è il Saint Andrew’s Day. Tutta la Scozia è ferma per la festa nazionale. Così all’Hamilton Crescent di Glasgow, casa del West of Scotland Cricket Club, iniziano ad arrivare gruppi di signori e signore curiosi della partita che si svolgerà nei prossimi minuti. L’ingresso costa uno scellino, lo stesso prezzo per assistere alla finale di FA Cup di qualche mese prima.

Il match

La nazionale inglese si presenta senza il suo capitano, guardacaso proprio Charles Alcock, e altri quattro giocatori danno forfait per infortunio. Anche gli scozzesi hanno ricevuto dei rifiuti, in particolare da Lord Arthur Kinnaird e da Henry Renny-Tailyour, talentuosi calciatori ma militanti in club inglesi.

Le squadre si preparano a scendere in campo. Alcock nonostante l’infortunio rimane capo della commissione che gestisce la nazionale. Non esiste ancora la figura del manager ed è proprio lui a prendere la maggior parte delle decisioni. Sceglie una squadra composta da ben nove club diversi, che scende in campo con divisa bianca, calzettoni blu e berretto. La nazionale scozzese invece è composta da soli giocatori del Queen’s Park, e presenta la maglia blu scuro con il cardo cucito sul petto già indossata negli incontri di rugby all’Oval, adornata da un cappellino rosso.

Dopo aver fissato a 8 piedi dei nastri per segnalare l’altezza delle porte, i due umpires danno inizio al match. Al tempo l’arbitro della contesa sedeva in tribuna (se esisteva) mentre due assistenti, uno per ogni squadra, seguiva il gioco sul campo e si accordava sulle decisioni da prendere. L’Inghilterra sceglie l’onnipresente Alcock come suo umpire.

Il primo tempo è totalmente in mano ai padroni di casa. Gli inglesi scendono in campo col consueto 1-1-8: un difensore, un mediano e otto attaccanti, anche se uno di questi è deputato ogni tanto a difendere. La Scozia, o meglio i Queen’s Park, scelgono di modificare l’assetto tattico con un più “bilanciato” 2-2-6. I risultati sono ottimi: il gioco di squadra dei padroni di casa è arioso e ben costruito e sorprende gli avversari, mentre le discese palla al piede degli attaccanti fanno correre più di un rischio agli inglesi. Addirittura un tiro scozzese riesce a colpire il nastro, ma mentre ai lati del campo gli spettatori gioiscono per il vantaggio i due umpires decidono di non assegnare nessun gol. La necessità di reti per le porte verrà riconosciuta solo anni dopo. La partita rimane sullo 0-0 e viene decisa una pausa di metà partita, e le squadre ruotano i due portieri prima dell’inizio del secondo tempo.

La seconda metà di gara vede la riscossa della selezione inglese. Il terreno molto fangoso inizia a facilitare la maggiore prestanza fisica degli ospiti, che iniziano a impensierire la porta scozzese colpendo due pali. Ottaway, vice capitano dell’Inghilterra, prende a dribblare tutti quelli in maglia blu che trova e riceve ovazioni dagli spettatori ammaliati dalla sua tecnica individuale, mentre i padroni di casa si trovano a dover resistere fino al novantesimo. Al fischio finale, il risultato rimane ancorato sullo 0-0.

Una impronta indelebile sulla storia del calcio

Il match è un successo su tutti i fronti. Le due selezioni concludono la partita con tre round di reciproci applausi verso l’avversario, aiutati dagli spettatori ai lati del campo che si sono veramente divertiti nell’arco dei novanta minuti. Gli inglesi rimangono poi al Carrick’s Royal Hotel a cena insieme a parte della squadra scozzese. Subito viene deciso il rematch, da tenere l’anno successivo a Londra, e viene stabilita la tradizione della sfida annuale tra le due nazionali.

Anche i giornali scozzesi, tanto critici con la FA in precedenza, non possono far altro che applaudire alla partita. L’Aberdeen Journal la descrive come la miglior partita mai giocata in Scozia, mentre il The Field evidenzia come il gioco sia stato quanto di più vivace e piacevole si potesse avere.

Al giorno d’oggi, la FA e la Scottish FA si ostinano nel voler riconoscere la prima partita ufficiale tra le due selezioni come quella disputata al The Oval nel 1870, nonostante il reclutamento non proprio ortodosso degli avversari da parte di Alcock. Mentre una statistica interessante è quella che ci dice che il totale di giocatori che hanno rappresentato l’Inghilterra con la maglia della Nazionale ammonta a quasi la metà degli spettatori presenti a quella storica partita nel 1872.

Certo è che parlare degli albori del calcio è parlare quasi di un altro sport: un gioco romantico da gentiluomini, dove le squadre si fermano ad applaudirsi reciprocamente a fine partita, dove mancano le traverse e le reti alle porte e dove una federazione per trovare avversari deve pubblicare annunci pubblicitari sui giornali.