Robin Van Persie: l’olandese volante che fece innamorare Arsenal e Man Utd

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di Massimiliano Rossi 
Quando a Bob la cartomante dice che suo figlio diventerà una stella del calcio e della nazionale olandese, lui ci crede. I primi anni Robin Van Persie li passa con la palla attaccata al piede in mezzo alle vie di Jaffa, un quartiere povero di Rotterdam.
Fino ai 13 anni gioca all’Excelsior dove viene notato dal Feyenoord che lo cresce. Subito si registrano nel ragazzo doti spiccate. Le qualità del gioco di strada gli scorrono insieme al sangue nelle vene. Inoltre è dotato di un grande carattere.
Insomma, pure lui sa che ha in sè stesso il talento di un grande giocatore e non fa niente per nascondere questa consapevolezza. Se può si allena sempre di più affinando quel piede sinistro che regalerà vere e proprie perle. D’altronde non possiamo aspettarci molto di diverso da uno che è nato in una famiglia di artisti.
Dopo i rossoneri passa ad un’altra squadra della città, quella del suo cuore, vestendo il biancorosso del Feyenoord.
I primi tempi qui sono difficili, per un ragazzo come lui l’arroganza e la sfacciataggine rappresentano l’armatura che si è costruito ma anche gli elementi di contrasto con lo spirito del Feyenoord.
Lo spogliatoio, e più precisamente, i veterani, si fa sentire e gli intima di abbassare la cresta. Lui non si fa intimorire dalle minacce. Da questa esperienza esce rafforzato con la prerogativa di conquistare il rispetto della sua gente.
Debutta a 17 anni in Eredivisie e dopo aver segnato 15 gol in 61 presenze, è una squadra di Londra a muoversi per portarlo in Inghilterra, l’Arsenal di Wenger.
Qui RVP arriva a completarsi. In prima battuta c’e l’incontro con l’altro olandese, un certo Dennis Bergkamp. In quest’occasione Arsene acquisisce un ruolo chiave nella sua crescita, infatti Robin cambia la sua posizione da ala a centravanti.
Robin con la maglia dei Red Devils
È nel North London che Robin scrive forse la parte più importante della sua carriera: infatti ci resta per 8 anni portando ad Highbury prima, all’Emirates poi e in buona parte degli altri stadi della terra d’Albione gol e giocate degne del più grande artista; per citarne uno, andatevi a rivedere cosa fece contro il Charlton Athletic il 30 settembre del 2006.
Con i Gunners segna 132 gol in 278 partite, ma al termine dell’ottava stagione decide di trasferirsi al Manchester United per provare a vincere la Premier League.
Così è e ai Red Devils resta tre stagioni.
Proprio in quegli anni Robin si rende protagonista anche con la nazionale, arrivando prima in finale mondiali del 2010 e poi con quel gol di testa contro la Spagna a Brasile 2014 che ancora oggi gli vale l’appellativo di “L’Olandese volante”. Dopo Manchester verrà il momento di Istanbul sponda Fenerbahce.
Sapete, la tradizione folcloristica Olandese specifica, riguardo all’antica leggenda del famoso veliero spettrale del capitano Willem Van der Decken (appunto, “L’Olandese Volante”), che si tratta di una nave a cui il destino ha proibito di tornare a casa e la cui flotta è indotta a restare in balia del vento.
Beh, forse non hanno del tutto ragione. Perché Robin nel 2018 è tornato a Rotterdam, al Feyenoord, concludendo, con un ultimo anno, una carriera che è stata a dir poco leggendaria.