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domenica 7 Agosto 2022
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Michael Owen: la storia del ragazzino che fece sognare l’Inghilterra

10 ' di letturaE quando senti quel calore, il mondo è ai tuoi piedi. Nessuno può trattenerti se lo vuoi davvero. Basta rubare il tuo destino, proprio dalle mani del destino”.

Nell’estate del 1998 impazzava alla radio “La copa de la vida” di Ricky Martin. E proprio come recita questa strofa della canzone, una sera, un ragazzino inglese appena maggiorenne, si è preso in mano il proprio destino in mondo-visione, con uno dei gol più belli e iconici nella storia dei mondiali di calcio. Una vera e propria epifania. Un fulmine a ciel sereno. Sembrava l’inizio di una fiaba scintillante, col finale a lieto fine già scritto. Alla fine la fiaba c’è stata, ma sul più bello, a metà della storia, gli eventi hanno preso una piega imprevista, e il finale è risultato amaro, ingiusto. Questa è la storia di Michael Owen, il predestinato nato per diventare il più grande del calcio inglese, e che invece è stato “solo” un fantastico attaccante, per pochi anni.

IL GOL DELLA VITA, IL WONDER BOY SI RIVELA AL MONDO

Saint Etienne, Stade Geoffroy Guichard, 30 giugno 1998. Ottavi di finale dei campionati del Mondo di Francia. Di fronte Inghilterra e Argentina. Le due grandi rivali, entrambe ben attrezzate per arrivare lontano nella competizione, sono sull’uno pari. A segno, entrambi su rigore, Batistuta e Shearer. Of course, i due bomber leggendari, i più attesi di questa sfida. Minuto 16 del primo tempo. E’ l’esatto momento nel quale la vita di questo sbarbatello con un sorriso da bravo ragazzo cambierà per sempre. La difesa inglese respinge un attacco degli avversari, la palla arriva a Beckham, che dalla propria metà campo alza la testa e lancia in profondità per Owen. Controllo volante col tacco a eludere l’intervento di Chamot, scatto bruciante di trenta metri, Ayala saltato come un birillo, destro secco a incrociare sotto la traversa che fulmina Roa. E’ un gol pazzesco. Un attimo sospeso nel tempo, che verrà ricordato per sempre. E’ nata una stella. Il wonder boy di oltre manica si è rivelato al mondo. Nel firmamento di quella competizione iridata, nel quale brillano le stelle di Zidane, Ronaldo, Vieri e Batistuta, da quel preciso istante, c’è spazio anche per questo ragazzo esile dalla faccia pulita, che quando corre sembra volare leggero.

Probabilmente questo gol mi ha cambiato la vita”

In patria e per gli addetti ai lavori, però, questo piccolo attaccante è tutto fuorchè uno sconosciuto, all’epoca. A solamente 18 anni e mezzo, ha all’attivo già 46 presenze e 24 gol fra campionato e coppe. A segno all’esordio con le nazionali giovanili under 15, under 16 e under 18. Pochi mesi prima del mondiale era stato il più giovane debuttante e il più giovane marcatore della nazionale maggiore. Insomma, siamo di fronte a un vero predestinato.

GLI INIZI E I RECORD INFRANTI A LIVELLO GIOVANILE

Michael James Owen nasce il 14 dicembre 1979 a Chester, cittadina inglese nel Cheshire, vicino al Galles. E’ il terzo dei quattro figli di Terry Owen, discreto attaccante delle serie minori inglesi. Il padre incoraggia da sempre Michael, i fratelli Terry Junior e Andrew, e la sorella Karen a praticare sport. Il piccolo Michael prova col pugilato, ma dopo un solo anno è ben chiaro a Terry che sarebbe stato proprio quel bambino gracile a seguire le sue orme nel mondo del calcio. A 8 anni inizia così a giocare nel campionato scolastico under 11 con la Deeside Area Prymary School. Per via della sua corporatura esile, la madre Jeanette è più volte costretta a firmare un foglio che ne attesti l’effettiva età. Michael si confronta per tre anni con ragazzini più grandi di lui, ma la sua superiorità tecnica è imbarazzante. Nel 1988 arriva addirittura a segnare 92 gol nel campionato del Galles settentrionale. Sbriciola così il record che apparteneva ad un certo Ian Rush (79 centri), che prima di diventare una leggenda del Liverpool, aveva esordito in Third Division proprio con la maglia del Chester. In che anno? Nel 1979, quello di nascita di Owen. Gli scherzi del destino.

Quando avevo 8, 9, 10 anni, già sapevo che avrei fatto carriera”

A dodici anni, Michael ha l’età per sottoscrivere uno school contract con una squadra giovanile che ne curi anche l’istruzione. Il ragazzo è tifoso dell’Everton, dove è cresciuto il padre, e dove gioca il suo idolo Gary Lineker. Come accade alcune volte in questi casi, i Toffees però non scelgono di ingaggiare il giovane Owen. Chi si aggiudica allora le sue prestazioni sportive? Ma il Liverpool, ovviamente, la nemesi dell’Everton nelle sfide stracittadine, proprio dove gioca Rush. La trafila di Michael nelle formazioni giovanili dei Reds è, inutile dirlo, scandita da una montagna di gol. Gol, gol e ancora gol. Supera i record stabiliti anni prima da Bobby Fowler, che nel frattempo sta continuando a segnare a raffica anche sotto la Kop, in prima squadra. Nel 1996 Owen firma il gol decisivo nella finale del campionato giovanile contro il West Ham di Frankie Lampard e Rio ferdinand.

L’ESORDIO NEL CALCIO PROFESSIONISTICO E L’IMMEDIATA ASCESA IN NAZIONALE

Il 6 maggio 1997, a 17 anni e quasi cinque mesi, Owen esordisce col gol, tanto per cambiare, in Premier League contro il Wimbledon, nella sfida però persa dal Liverpool per 2-1. La stagione successiva, quella ’97/’98, sarà quella del definitivo lancio nella formazione titolare. I legamenti di Fowler iniziano a scricchiolare, così come la sua media realizzativa. Gli infortuni del più esperto bomber lasciano campo libero a questo ragazzino, che senza farsi pregare si prende la ribalta nazionale. Il declino di uno coincide con l’ascesa dell’altro. Il bottino del nativo di Chester a fine campionato sarà di 18 reti in 36 presenze, a cui aggiungere i 4 centri in coppa di Lega e il primo gol in una competizione internazionale (alla prima presenza, di nuovo!), segnato a Glasgow nell’andata dei sedicesimi di coppa Uefa contro il Celtic.

Stesso copione nelle nazionali giovanili, nelle quali Michael segna a ripetizione in tutte le rappresentative. Il Paese è ancora sportivamente sotto shock per il flop all’Europeo di casa nel 1996. Sembra però essere arrivata una sfornata di giovani talenti, pronti a dare nuova linfa vitale alla nazionale dei tre leoni. Accanto a veri monumenti come Shearer, Sheringham, Adams, Seaman, e i già affermati Ince, Campbell e Neville, ecco che si affacciano al calcio dei grandi i vari Beckham, Lampard, Scholes, Rio Ferdinand, guidati dal talento cristallino di Owen. A pochi mesi dal mondiale in terra francese, i sudditi della Regina hanno nuove speranze di rivalsa, anche grazie al loro Wonder boy.

La convocazione di Michael a France 98 è pura formalità. A soli 18 anni e mezzo, il ragazzo parte per la spedizione francese come prima alternativa a Teddy Sheringham, per giocarsi le sue carte al fianco di sua maestà Alan Shearer. Come noto, neanche in questo caso la fortuna sorride agli Inglesi. La loro corsa si ferma infatti agli ottavi contro l’Argentina, nel giorno dell’exploit di Owen. Per la punta dei Reds si tratta però di un torneo più che positivo. Dopo le prime due partite da subentrato, con un gol contro la Romania, gioca da titolare la terza e la quarta, nella quale trova il celebre gol contro l’Albiceleste. Sedici anni dopo La mano de Dios e il gol del secolo, sedici anni dopo le isole Falkland/Malvinas. L’Inghilterra del calcio è ai suoi piedi.

GLI ANNI D’ORO DAL 1998 AL 2004: I GOL, I TROFEI E IL PALLONE D’ORO

Le stagioni che seguono, sono ricche di gol e soddisfazioni per il ragazzo di Chester. In sei anni riesce ad andare a segno 134 volte, che diventano 158 dall’inizio della sua avventura in prima squadra. Quel che fa impressione è la regolarità con la quale segna negli appuntamenti importanti. Che si tratti di una coppa nazionale o europea, quando in palio c’è un trofeo Owen la mette dentro praticamente sempre. Velocità, controllo di palla, tiro secco e preciso, freddezza davanti al portiere. Una macchina da gol perfetta che le difese avversarie fanno un’incredibile fatica ad arginare. A partire dal 1999 cominciano però ad affiorare i primi problemi fisici. Ogni volta l’attaccante recupera e continua a segnare, perciò nessuno si preoccupa più di tanto.

L’anno della definitiva consacrazione, quello da incorniciare, è il 2001. In pratica il Liverpool, sotto la guida di Gérard Houllier, vince tutte le competizioni alle quali partecipa, ad eccezione della Premier League. Nella bacheca di Anfield finiscono ben cinque trofei: Coppa Uefa, F.A. Cup, Coppa di Lega, Super Coppa Europea, Charity Sheild. Il piccolo numero 10, divenuto idolo assoluto dei tifosi, è decisivo più che mai, con gol, assist, rigori procurati, o semplicemente impegnando i difensori con accelerazioni fulminanti. Emblematica la finale di F.A. Cup, disputata contro l’Arsenal, nella quale Owen ribalta il risultato con una doppietta e regala il successo ai suoi. Il pallone d’oro ricevuto a dicembre è la logica conseguenza di quanto fatto sui campi di gioco. A 22 anni Michael precede gente come Raùl, Kahn e Totti. Sembra l’inizio di un’ascesa inarrestabile.

Due settimane dopo la vittoriosa sfida con i Gunners, con la maglia della nazionale segna addirittura una tripletta alla Germania, a firmare un clamoroso 1-5 a domicilio che permette all’inghilterra di strappare il pass per i mondiali 2002. Ecco, quello con la maglia inglese è un rapporto fatto di alti e bassi. I gol arrivano, ma al momento della grande manifestazione, la squadra non riesce mai ad esaudire le grandi aspettative dei tifosi. Euro 2000 si chiude addirittura alla fase a gironi, dietro Portogallo e Romania. Mentre nel 2004 i rigori, sempre con i Lusitani, fermano la corsa dell’Inghilterra ai quarti. Nel torneo si mette in luce un nuovo baby-fenomeno, che già aveva impressionato con l’Everton: Wayne Rooney, il nuovo Golden Boy dalla faccia arcigna, con una voglia matta di spaccare il mondo. Nel mezzo il mondiale di Giappone e Korea, terminato ai quarti di finale contro il Brasile, futuro vincitore. Resta impressa nella memoria la papera del portiere Seaman, che si fa beffare da distanza siderale da Ronaldinho.

L’AVVENTURA A MADRID: L’INIZIO DEL DECLINO

Alle spalle di Owen, intanto, altri due talenti provenienti dalle giovanili si affermano ad Anfield: si tratta di Steven Gerrard e Jamie Carragher. Il Liverpool inizia a costruire l’ossatura di quella squadra che vincerà con una rimonta incredibile ai danni del Milan La Champions League del 2005. Ma questo Owen ovviamente non lo può sapere. Così quando nel 2004 Florentino Perez si fa avanti per portarlo al Real Madrid, la scelta sembra fin troppo facile e il ragazzo accetta il trasferimento in maglia blanca.

Prima che partissi, Carragher mi disse: ‘Ma non giocherai una partita, Ronaldo giocherà, Raùl giocherà’. La mia risposta fu semplice: ‘Ma è il Real Madrid’.”

E’ importante riportare un retroscena che probabilmente in pochi sanno. Gli agenti del giocatore avevano minacciato di non far firmare il rinnovo al loro assistito se il Liverpool non si fosse qualificato alla prossima Champions League. Questi individui vengono licenziati, e la procura di Michael passa nelle mani del padre. Ma è troppo tardi. Come spesso accade quando si verificano queste fasi di stallo in un rinnovo, il Real si inserisce in fretta a inizio anno e strappa il sì della punta. Rafa Benitez, subentrato in estate, lo vorrebbe trattenere, ma ormai tutto è fatto.

Ritagliarsi uno spazio importante nella squadra dei Galacticos, però, non è impresa semplice, anche per uno come Owen. Dalla tre quarti in sù giocano fuoriclasse come Ronaldo, Raùl, Zidane, Figo, Beckham. L’Inglese così, vede poche volte il campo dal primo minuto, e si deve accontentare spesso di entrare nel secondo tempo. Nonostante il poco minutaggio, i gol a fine campionato saranno 13, 16 in 45 presenze contando anche le coppe. Non male, ma decisamente al di sotto dei risultati ottenuti in patria. A fine stagione viene messo in vendita. Il Liverpool prova a riportarlo a casa, ma decide di non pareggiare l’offerta più alta fatta dal Newcastle.

IL RITORNO IN PATRIA E IL DEFINITIVO CREPUSCOLO

Come anni prima in nazionale, si ricompone la coppia con la leggenda Shearer, che affida la maglia numero 9 a quello che sembrerebbe il suo erede al St. James Park. L’inizio dell’avventura di Owen con i Magpies è travolgente: 7 centri nelle prime 10 gare disputate. Tutto sembra riprendere da dove era stato lasciato in sospeso un anno prima. E invece è l’inizio della fine. A dicembre arriva il primo infortunio serio di una lunga serie, la fattura del metatarso. Rientra a marzo, e recupera in fretta per l’imminente mondiale di Germania. Qua, nella sfida con la Svezia avviene l’irreparabile: il ginocchio cede, Michael si accascia. Da quel momento non esisterà più il giocatore che il mondo aveva ammirato.

La stagione 2006/2007 è praticamente tutta compromessa. Rientra in primavera, ma bisogna aspettare l’inizio del campionato seguente per vederlo segnare ancora. E’ passato circa un anno e mezzo dall’ultima volta. Riesce comumque ad andare in doppia cifra (13), superando le 30 presenze in tutte le competizioni. Sembra però ancora ben lontano dalle prestazioni che offriva ad Anfield. Anche perchè un’ernia e uno stiramento alla coscia contribuiscono a frenarlo. Il campionato 2008/2009 va peggio: ancora noie fisiche (inguine e caviglia, tra le altre cose), e dieci gol messi insieme, che non bastano per evitare la retrocessione del Newcastle in Championship. Nel suo contratto è inserita una clausola che gli consente di tornare al Liverpool, ma nel frattempo la sua prima squadra è diventata una big europea, e non ha nessun interesse a tesserarlo. Campioni come Torres e Suarez hanno sostituito l’ex ragazzo prodigio, nei numeri e nei cuori dei tifosi.

Non ero più io. Negli ultimi sei o sette anni della mia carriera mi sono trasformato in quello che riuscivo a essere. Ho perso tutto e ho odiato il calcio. Non vedevo l’ora di ritirarmi”

Owen decide di non rinnovare con i Magpies. Sir Alex Ferguson prova a dargli una chance nel suo ultimo Manchester, nel quale il ruolo dell’ex wonder boy si riduce a quello di semplice comparsa. La tanto sperata rinascita non c’è, tutt’altro: le cosce e l’inguine non danno tregua. Nei tre anni trascorsi a Old Trafford si contano soltanto 51 presenze condite da 17 gol, distribuiti soprattutto nelle coppe nazionali. Alla fine, Michael conquista una coppa di lega, due Charity Sheild e quella Premier League che non aveva mai vinto con i reds. Una consolazione assai magra, alla luce del buio che ha caratterizzato le ultime stagioni. Vive un’ultima annata, completamente anonima, allo Stoke City, dove in pratica prolunga la sua agonia. Solo 9 presenze condite da appena un gol, prima di dire basta con il calcio giocato, nel maggio 2013, a soli 33 anni e mezzo.

Per tutti gli appassionati di calcio, Owen sarà per sempre quel ragazzino sorridente  che correva come il vento, e che ha stregato il mondo con quel gol clamoroso all’Argentina. Quella è un’immagine cristallizzata nel tempo, che rende il giocatore immortale. Chi vi scrive conserva ancora a casa in un cassetto la sua maglia dell’Inghilterra col numero venti, acquistata quella stessa estate a tredici anni, rigorosamente ai banchetti del mercato.

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