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giovedì 3 Dicembre 2020
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Ma che ne sanno? Quando la Crazy Gang imperversava nel Regno

3 ' di letturadi Alessandro Zoppeddu 

Dennis Wise, Mick Harford, John Fashanu, Lawrie Sanchez e, soprattutto, Vinnie Jones. Ai più questi nomi potranno non dire nulla, per altri significano tutto. Guidati dalle spalle larghe di Dave Basset prima e Bobby Gould dopo, rappresentavano lo spauracchio infilato sulla strada di ogni formazione del Regno. Il loro soprannome, del resto, la dice lunga: la Crazy Gang del Wimbledon.

Un gruppo di giocatori e di uomini che, se non fossero stati catapultati in mezzo ad un campo e con un pallone, sarebbero probabilmente finiti chissà dove. Quella squadra fu un unicum, come l’allinearsi delle stelle nel cielo, magia pura. Ma non stelle come i vari Beckham, Lampard, Gerrard, i vari Giggs, Scholes, dimenticate quei nomi perché qui c’era molto di più. Gli ultimi, i reietti, riuniti e pronti a dare tutto su un campo di pallone, giocando nell’unico modo che conoscevano: prendendo a calci qualsiasi cosa si muovesse lungo il prato del Plough Lane. Quasi 16.000 posti a sedere ed il luogo ideale in cui Wimbledon e Crystal Palace potevano realizzare le loro opere d’arte. Una vera arena per gladiatori.

Dennis Wise avrebbe potuto litigare anche in una stanza vuota

Gli ultimi dicevamo, e non così tanto per. Dennis Wise era probabilmente uno dei giocatori più talentuosi del club, ma con evidenti limiti (o doni che dir si voglia per i più romantici) caratteriali. Sir Alex Ferguson diceva di lui: “Wise? Potrebbe scatenare una rissa in una stanza vuota” Il suo carattere duro e rancoroso lo porterà ad avere difficoltà lungo tutta la sua carriera. Talento ne aveva, ma solo a Wimbledon si sentirà a casa.

John Fashanu era un bronzo di riace prestato al football. Un attaccante di quasi un metro e novanta, che quando prendeva posizione era inamovibile, dotato di una tecnica straordinaria: dribbling e tiro erano assolutamente inimitabili. Quando quelle gambe magre ti puntavano per saltarti, era la tua condanna. John era fratello di Justin Fashanu, attaccante tristemente noto per essere stato il primo calciatore a dichiararsi omosessuale, messo alla porta dal calcio e suicidatosi a Londra il 2 Maggio del 1998.

Lawrie Sanchez a Liverpool invece se lo ricordano bene. Suo fu il goal con cui la Crazy Gang conquistò l’Inghilterra, vincendo a Wembley una delle FA Cup più clamorose di sempre, il 14 maggio 1988. Erano dei Reds stellari quelli che negli anni ’80 vinsero sette First Division su dieci, guidate dal leggendario Kenny Dalglish. Partivano favoritissimi quel giorno, ma contro gente come Sanchez e Beasant – che in quell’occasione parò anche un rigore – ed Altridge, c’era poco da fare. Finirà 1-0, con il primo storico successo di livello dei Dons.

La stella di quella squadra era però Vincent “Vinnie” Jones. Se non avete mai sentito parlare di lui, andate su YouTube e troverete molti di quelli che sono stati dei veri gesti di culto. Insuperabile nei tackle, duro e violento nei contrasti, imperturbabile e scorretto, ma aveva anche dei difetti. Era il guru della Gang, in grado di trascinare anche il più piccolo filo d’erba di Plough Lane. In campo con il Wimbledon dall’86 al ’98, con in mezzo parentesi non fortunate tra Leeds United, Sheffield United e Chelsea, fu uno dei giocatori più famosi e conosciuti del decennio. Amato dai suoi ed odiato da tutti gli altri, “Psycho” (il soprannome dice tutto) era imprevedibile. Nel senso che quando te lo trovavi davanti avrebbe potuto tranquillamente entrarti a piedi uniti su una caviglia e portartela via. Secondo solo a Roy Keane come cartellini rossi (13 a 12), il più celebre gesto fu certamente l’ammonizione ottenuta in Chelsea-Sheffield United, dopo soli 3 secondi: un vero mito. E tale è rimasto anche oggi, dove si destreggia tra Reality Show e film d’azione, in cui recita naturalmente il ruolo del cattivo.

Questa era la “banda dei pazzi”, una manica di disadattati calcistici in cerca di casa, di un posto in cui potersi esprimere al meglio ed essere loro stessi. Se vogliamo vederla così, forse un preludio di ciò che qualche anno dopo accadrà nella città di Leicester, in un’altra realtà e ad altri livelli. Quella dei Dons, fu una vera e propria leggenda, tramandata per generazioni. Fu il momento in cui la Crazy Gang andò alla conquista del Regno di sua maestà.

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