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L’ultimo colpo di King Eric: il giorno in cui Cantona lasciò il calcio al culmine della gloria

4 ' di lettura

di Francesco Bartalini

«Ho giocato a calcio a livello professionistico per 13 anni. Ora voglio fare altre cose. Ho sempre programmato di ritirarmi quando ero al top e al Manchester United ho raggiunto l’apice della mia carriera».

Chissà in quanti, l’11 maggio 1997, sedendosi al loro posto all’Old Trafford per guardare Manchester United-West Ham, avevano già capito di essere di fronte a un vero e proprio momento storico della storia del calcio inglese e non solo. Già, perché quei 90 minuti più recupero sono stati molto più di una semplice partita di Premier League, sono stati l’ultima apparizione della carriera da calciatore di Eric Cantona.

L’addio più folle e romantico della Premier League

Genio e sregolatezza. Forse non esiste nessun calciatore più di Eric Cantona che rispecchia al meglio questa dicotomia. Lui, soprannominato The King, che molto spesso viene ricordato per il calcio in stile kung-fu tirato al tifoso del Crystal Palace reo di averlo offeso dopo un’espulsione rivolgendogli anche il saluto fascista, una reazione che gli valse una squalifica di 9 mesi e 120 ore di servizio civile, non poteva lasciare il calcio come farebbe uno qualsiasi. Anche il suo addio doveva essere un qualcosa di ricordato da tutti. E allora, si sarà chiesto King Eric, perché non lasciare nel momento più bello, a 31 anni, dopo aver vinto 4 Premier League in 5 anni con la maglia del Manchester United? Detto, fatto.

Cantona aveva già salutato il mondo del calcio qualche anno prima, nel 1991, dopo un altro periodo di stop forzato per aver lanciato un pallone contro un arbitro durante una partita del suo Marsiglia contro il Nîmes. Solo l’intervento di Michel Platini, all’epoca Commissario tecnico della Francia, riuscì a convincerlo a tornare a giocare. Ma 6 anni dopo quello che da addio si era trasformato in un arrivederci, niente avrebbe potuto far cambiare idea a Cantona. Recitazione, pittura (scoperta proprio durante quel breve periodo sabbatico di pochi mesi lontano dal pallone del 1991) e filosofia. Spinto da queste passioni, Cantona appese gli scarpini al chiodo lasciando un vuoto enorme nello spogliatoio dei Red Devils e nel cuore di tanti tifosi dello United.

Da ribelle di Francia a re di Manchester

Vedere un francese fare fortuna nella perfida terra d’Albione non è cosa da tutti i giorni, vista la grande rivalità tra i due Paesi. Ma dopo la squalifica rimediata in Francia, l’Inghilterra per Cantona divenne il posto perfetto dove poter ripartire da zero, lontano dalle luci dei riflettori per poi tornare prepotentemente alla ribalta e sulle prime pagine di tutti i giornali a suon di gol.

Dopo un anno di ambientamento tra le fila del Leeds, ecco che arriva il momento che svolta definitivamente la carriera di Cantona: nel novembre del 1992 il Manchester United compra il bomber francese per poco più di 1 milione di sterline. Il suo impatto con i Red Devils lascia subito tutti a bocca aperta. Grazie alle sue reti e alle sue giocate per mandare in porta i compagni, il Manchester United vince la prima storica edizione della Premier League. Ma è nella stagione 1993-1994 che Cantona mostra tutto il suo valore. In campionato segna 18 gol in 34 presenze, il Manchester United trionfa di nuovo e Cantona viene premiato come giocatore dell’anno. Il suo rapporto con gli arbitri non è dei migliori, come dimostrano le 4 espulsioni rimediate, ma ai tifosi Cantona piace anche per questo: non è mai banale, né con la palla tra i piedi né quando c’è da alzare i toni.

Il kung-fu kick che trasformò Cantona in leggenda

Alla ripresa della Premier League, nel settembre del 1994, tutti gli occhi sono puntati su Eric Cantona, ormai diventato King Eric per i supporter dei Red Devils. Il francese continua a fare il suo mestiere: da un lato vede la porta come nessun altro (12 gol in 21 presenze), dall’altro non si tira mai indietro se qualcosa non gli torna. E se la vena si chiude, allora è meglio stargli alla larga per qualche minuto, come scoprirà il tifoso del Crystal Palace che ha la brillante idea di fargli il saluto fascista gridandogli «torna nel tuo paese» prima di ricevere un calcio dritto in petto. Cantona non si è mai pentito davvero di quel gesto, arrivando addirittura a dire che «forse avrei dovuto colpirlo più forte», ma anche così ha creato attorno a sé l’aura di un personaggio così fuori dagli schemi che non puoi non amarlo.

Sir Alex Ferguson, probabilmente la miglior personificazione possibile dello stile british, non ebbe mai dubbi se tenere o mandare via Cantona. Fu proprio l’allenatore dello United a convincere il francese a rimanere a Manchester, facendogli rinnovare il contratto fino al 1998 durante la sua squalifica. Nemmeno Sir Alex avrebbe però immaginato che Cantona avrebbe salutato l’Old Trafford un anno prima della scadenza.

Dopo il calcio: il mito Eric Cantona tra cinema e culto popolare

Quando si creano legami così stretti tra un uomo, ancor prima che un calciatore, e una città, ancor prima che una squadra, non basta un ritiro per spezzarli. Certo, Cantona come sempre ha tenuto fede alle sue parole e dopo aver appeso le scarpette al chiodo ha recitato in diversi film al fianco anche di nomi come Cate Blanchett e Monica Bellucci, ma anche la sua carriera cinematografica si è intrecciata con la sua carriera calcistica.

Nel 2009, nelle sale esce “Il mio amico Eric”, film diretto da Ken Loach. Senza rovinare troppo la visione a chi non l’ha mai visto, basti sapere che il protagonista è un postino di Manchester di nome Eric, tifosissimo dello United, che durante un periodo difficile della sua vita incontra il suo idolo Cantona, che decide di aiutarlo a rimettere insieme i pezzi. A Manchester la risposta al botteghino fu eccezionale, con tanti tifosi che presero posto nei cinema allo stesso modo di come si siedevano sui seggiolini dell’Old Trafford per applaudire le sue giocate ogni volta che scendeva in campo. E chissà che qualcuno tra una scena non abbia anche cominciato a intonare “Ooh! Aah! Cantona! Ooh! Aah! Cantona!

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