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giovedì 3 Dicembre 2020
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Il mio viaggio a… Swansea e Cardiff – Arrivederci Galles

Un giro tra Swans e Bluebirds. Sul mare del nord. Ascoltando i Manic Street Preachers.

6 ' di lettura

Antefatto – Il “mal d’Inghilterra” 

“…Wear your eyes as dark as night. Paint your face with what you like. Wear your love like it is made of hateborn to destroy and born to create…” 

Cantano i Manic Street Preachers nella loro “Autumn song”: una canzone, una ballad rock, che allude ad un momento di stallo da cui, per uscirne, bisogna raccogliere le energie, farsi forza e rialzarsi. E proprio i primi mesi del 2017, per me, non erano stati facili… sicché, quando sta per iniziare la stagione calcistica 2017/’18, ho un solo pensiero: distrarmi, evadere appena possibile, lontano, dovunque, dietro al calcio. E nel corso di quei nove mesi, non mi fermerò praticamente mai. A settembre ’17, nel programmare gli spostamenti, ero indecisa per il maggio successivo: ci sarebbe stata la trasferta a Crotone, ma c’ero già andata un anno prima e avevo voglia di ricordi “nuovi” e vedere posti nuovi. E intanto sentivo montare dentro come una nostalgia: quella cosa che io chiamo mal d’Inghilterra; ovvero la voglia di tornare in Gran Bretagna. Tipo quella che i brasiliani chiamano “saudade“. Apro Skyscanner e digito destinazione “ovunque”: mi appare un bel Venezia-Bristol a/r a 40€. È ora di tirare fuori dal cassetto un altro sogno… il Galles!

1° tappa: Bristol 

Sabato 12 maggio ’18. Atterro a Bristol nel tardo pomeriggio. È la città che ha dato i natali a Portishead e Massive Attack. E forse anche a Banksy: c’è chi ha ipotizzato che dietro l’artista, possa addirittura celarsi Robert De Naja, membro proprio dei Massive Attack; fatto sta che la sua identità rimane un mistero e che in città si trovano molte delle sue opere. Purtroppo non ho tempo di cercarle tutte… ne troverò una la mattina dopo, percorrendo Frogmore Street: “Well hung lover”, l’uomo che si cala da una finestra. La sera l’ho passata girando per la zona del porto, bevendo birra in un paio di locali lungo le sponde del canale. Il giorno dopo giro senza meta: Millennium Square, la Cattedrale, Brandon Hill, fino ai piedi della Cabot Tower (da cui si vede un gran bel panorama). Non riesco a vedere, purtroppo, gli stadi di Bristol City e Bristol Rovers. Ho poco tempo e la città è grande; dovrò tornarci…

2°tappa: Swansea 

Domenica 13 maggio. Prendo il pullman della National Express per Swansea. Transita da Cardiff e, quel giorno, sono in atto grandi festeggiamenti: il Cardiff City è stato promosso in Premier League e per le strade si riversa una folla di gente. Alla vista del bus, leggendo la destinazione, scattano cori goliardici: lo Swansea City, viceversa, è retrocesso in Championship. Avevo cercato i biglietti per la partita con lo Stoke City: ma era l’ultima di campionato ed era sold-out. Arrivo quindi al b&b e dalla finestra della mia stanza vedo il mare. Mi sembra un angolo di paradiso. Cerco un posto dove mangiare: è incredibile, ma è tutto chiuso o stanno chiudendo. Recupero del fish & chips d’asporto da un pakistano e mangio sul marciapiede. Poi entro in un pub (la cui cucina è chiusa): prendo posto davanti alla tv che trasmette cricket e ordino una Guinness; peccato che quello dietro di me, alla terza pinta, avesse deciso che io fossi la donna della sua vita… insiste per chiacchierare, vuole che prenda posto al suo tavolo e si lancia in una sperticata dichiarazione d’amore… <<If it is destinywe will see next year!>>: gli dico io, uscendo, dopo aver bevuto di resta la mia birra. Dov’ero un anno dopo, a maggio 2019? Ah, sì, Roma e Torino: eh, non era destino! Percorro tutto il lungomare a piedi e mi siedo a guardare il tramonto: e mi rendo conto di aver desiderato quel posto per mesi! La mattina dopo raggiungo il Liberty Stadium: non mi lasciano entrare a visitarlo e scatto foto da fuori. Costruito nel 2005, è uno stadio moderno; sembra grande, ma fa “solo” 20.000 posti. Passo dallo store: i prezzi delle linee vecchie sono stracciati e prendo una maglia del portiere (le adoro). Torno in città: giro a piedi per il piccolo centro, mi fermo a Castle Square; poi vado a mangiare al The Cross Keys Pub. Cammino fino al Maritime Quartier e rifaccio tutto il lungomare a ritroso, fino al B&B: c’è una bellissima vista, è una bella giornata, è pieno di gente e la bassa marea permette di stare sulla grande spiaggia. La giornata finisce e, con essa, anche il tempo da passare a Swansea. La mattina dopo, mentre saldo il conto, parliamo di calcio col proprietario, che aveva notato la maglietta del Manchester United: è incuriosito dal fatto che io giri per stadi e sia un’appassionata e mi confessa una simpatia per la Juventus (poiché alcuni tifosi alloggiarono anche lì – durante la finale di Champions League giocata a Cardiff un anno prima). Nominando la Lazio, invece, si ricorda di una nostra bandiera: Giorgio Chinaglia.

3°tappa: Cardiff 

Martedì 15 maggio. Stavolta viaggio in treno. Su Red Spotted Hanky ho trovato l’ennesima, ottima, offerta. La stazione di Cardiff Central è vicino al Principality Stadium (noto anche come Millennium Stadium): con sorpresa, mi accorgo che il mio b&b è proprio sull’altra sponda del fiume Taff e, affacciandomi alla finestra, vedo lo stadio. Il tramonto, con quello sfondo, ha il suo bel perché. Esco e mi incammino sul lungo fiume, giro su Castle Street, passando davanti all’ingresso del Castello, fino a Duke Street; da lì, mi dirigo in centro e mi fermo a mangiare un hamburger al Bill’s. È pieno di locali e di gente. La mattina dopo ho un solo pensiero fisso: il Cardiff City Stadium. Ci arrivo in bus: la fermata è proprio davanti. Cerco la reception: chiedo di poter entrare o fare un tour, ma mi dicono che avrei dovuto prenotare; purtroppo non avevo trovato il link giusto (su internet), ma loro non cedono. Giro lungo tutto il perimetro dell’impianto, finché trovo un cancello aperto: ci sono degli operai che fanno manutenzione e mi avvicino. Sfodero il sorriso migliore, sbatto le ciglia un paio di volte in più e chiedo a quegli aitanti ragazzi gallesi se sono così gentili da lasciar fare una foto all’interno, a me: che sono una ragazza che si è fatta più di 1.000km da sola, proprio per arrivare lì… e questi “rude boys”, dopo avermi squadrata, si spostano e mi lasciano fare, con tanto di complimenti e un bel “Welcome!”. Fotografo l’interno, a ridosso delle linee di bordo campo, e mi fermo a guardare: è molto bello, coi suoli colori blu/bianco/rosso; è nuovo, ha solo 9 anni, e ha circa 30.000 posti. Qui è stata giocata anche la finale di Supercoppa europea del 2014, vinta dal Real Madrid. Entusiasta, esco e ringrazio i “miei eroi” per il grosso favore. Passaggio obbligato dallo store: la linea casual dei Bluebirds è davvero bella. Torno in centro, scatto un po’ di foto: assomiglia a molte altre città inglesi, piena di negozi e ristoranti, con edifici colorati e nuovi, alternati a quelli più vecchi. Molto carina. Dopo un hamburger con annessa stout, decido di andare fino al mare a piedi: è solo mezz’ora di camminata. La zona del porto è bellissima. Ci sono tanti negozi, costruzioni nuove e la possibilità di passeggiare da una parte all’altra. C’è anche un monumento particolare: una sorta di nave, con un volto stilizzato; è per ricordare i caduti in mare, durante la guerra. La vista sulla baia è stupenda! Andateci: tappa obbligata, perché merita davvero tanto. Faccio un giro a piedi e poi sul traghetto. Poi mi prendo un caffè freddo e mi piazzo su una panchina a Ianto’s Shrine. Sto lì tutto il resto del pomeriggio. E mi godo anche il tramonto. Nel tornare indietro, impossibile non notare il Wales Millennium Center: grande teatro che salta all’occhio per la forma e la grandezza. Fuori c’è la Water Tower: perfetta per l’ennesima foto. Prendo il bus e vado di nuovo in centro. Stasera voglio mangiare la mia “schifezza” inglese preferita e vado da Pieminister, in St.Mary Street: e scelgo una pie con salsa gravy al whiskey (favolosa). Onoro così questi 5 giorni in terra gallese. La mattina dopo ho il Megabus per Bristol. Si rientra. E per consolarmi, passo al panificio portoghese e faccio il pieno di pasteis de nata: un’altra delle mie debolezze, che adesso trovo anche lassù.

Coming back home again 

Un viaggio sognato da tempo, ma capitato per caso, all’ultimo. E l’ultimo di quella stagione calcistica, ‘17/’18. Quello della rinascita personale, iniziata a Malta il 1° settembre di 9 mesi prima (per la nazionale inglese). Un cerchio che si chiude. Di nuovo il mare, dove guardare il nulla per ore… e sedersi a bere una pinta o 1/2 litro di caffè… E cercare uno stadio da vedere… Girare senza meta… È solo un arrivederci: quella stanza fronte mare a Swansea, vale da sola un altro (futuro) viaggio.

“…So when you hear this autumn song, clear your heads and get ready to run. So when you hear this autumn song, remember the best times are yet to come…” 

…e i tempi migliori sono arrivati. Hwyl fawr Cymru: arrivederci, Galles.

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Ilaria Ciangola
Di Trento. O.S.S. in Pronto Soccorso. Tifosa e appassionata di calcio (italiano e internazionale), viaggi, Oasis e tutto ciò che è oltremanica.

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