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Il mio viaggio a… Newcastle – Settembre 2018

Un giro a Newcastle: tra St.James Park e il mare del nord

7 ' di lettura“A feeling’s so much stronger than a thought, your eyes are wide and though your soul, it can’t be bought, your mind can be wander…”

(“Vertigo” – U2) 

L’idea… 

Come mai e perché ho avuto voglia di andare a Newcastle? Per il calcio, ovviamente. Principalmente per la Vertigo: il nome dato dai tifosi alla zona situata in cima ad una delle tribune centrali di St.James Park. La canzone degli U2 non c’entra nulla: ma rende perfettamente, a parole e con l’andamento ritmato del pezzo, la sensazione di euforia e disorientamento che ti prendono quando ti trovi in cima agli ultimi gradini di quel settore. I tifosi bianconeri l’hanno soprannominato così, proprio per la sensazione di vertigini che da. Ed è vero: è adrenalina. Altro motivo: è uno dei templi del calcio inglese. A completare il quadro immaginario che mi ha portato fin lì: i ricordi adolescenziali (metà anni ‘90 – ma non fate conti sugli anni che ho) di quel gran bel “marcantonio” francese di David Ginolà, del talento di Alan Shearer e di partite col Manchester United di Sir Alex. Opto per la seconda metà di settembre, come da due anni a quella parte. Ed è il 2018, quando decido che quel sogno va tirato fuori dal cassetto… 

Day 1: giovedì 27 

Settembre è arrivato. Dopo un’estate ferma, senza girare per stadi: si ricomincia, finalmente. A rendere meno pesante questo intervallo, però, ci sono stati i Mondiali di calcio in Russia. L’Inghilterra non ha nemmeno sfigurato: sono arrivati quarti, dopo una cavalcata vincente fino alla semifinale, in cui hanno impattato (purtroppo) contro la Croazia. Avevo anche fatto un fioretto: se i Three Lions fossero arrivati tra le prime 4, mi sarei fatta i capelli rossi come la croce di San Giorgio, sulla bandiera… detto: mantenuto! Una bella distrazione, quella del calcio in tv, in un momento in cui mia madre aveva avuto qualche problema di salute ed io guardavo pezzi di partite dall’ospedale… Perciò lo ripeto per la 2° volta: finalmente, è arrivato settembre e comincia una nuova stagione calcistica. Il viaggio parte dalla “mia” Manchester (ma questa è un’altra storia), tre giorni prima, e prendo il treno per Newcastle, il giovedì. Arrivo all’ora di pranzo: ho scelto un b&b fuori dal centro, in cima ad una collina, ma comodo per andare a piedi allo stadio. Poso la borsa, sbrigo il check-in, e vado subito lì.

St.James Park – il tour 

Ho infatti prenotato il tour, per le 14:30. Siamo un bel gruppetto e sono l’unica italiana. Saliamo tutti i piani, visitiamo le varie sale e ascoltiamo la storia del club (io capisco ¼ delle parole – al solito). L’impianto conserva la struttura originale “vecchia”: ma ampliata, ingrandita e ammodernata nel corso degli anni; è stato costruito nel 1880 e ultimato del tutto (così come lo vediamo ora) nel 2000. Ha circa 52.000 posti a sedere. È composto da quattro stands: il Gallowgate, l’East stand, il Leazes e il Milburn. E appunto: la Vertigo che citavo all’inizio (in Milburn stand), ne è il punto più alto. Quando usciamo a vedere gli spalti, veniamo invitati a salire anche fin lassù, per scattare foto: si vede tutta la città e perfino il mare (distante circa una decina di km). La sensazione che ti pervade è proprio come una vertigine: la testa gira leggermente, mentre non riesci a distogliere lo sguardo dal panorama. Chissà com’è, guardare un match da lassù… io ho preferito prendere il biglietto per la partita ai piani bassi. Riscendiamo lentamente, fermandoci nei posti per i giornalisti e nella tribuna d’onore. Poi arriviamo fino al campo. Da lì, entriamo nel tunnel e ci troviamo negli spogliatoi: la particolarità di questi, è che quello della squadra di casa è molto confortevole; mentre quello riservato agli ospiti è scomodo (panche di legno) e freddo. Proseguiamo e ci troviamo nella sala stampa; poi nelle sale dove ci sono i ritratti di tanti giocatori illustri che hanno vestito la maglia del club: saltano agli occhi Andy Cole, Alan Shearer, David Ginolà… e lui: Paul Gascoigne. <<Come on Ilaria! Look at this!>>, esclama la guida. Già: all’inizio aveva chiesto da dove veniamo e per che squadra tifiamo… e spesso, durante il tour, si gira e dice: <<Forza Lazio! Gazza!>>. <<Would you like to take a photo with him?>>. E facciamola, ‘sta foto. È incredibile come Paul abbia lasciato bei ricordi dovunque abbia giocato… Anyway: il tour volge al termine. Un bambino, stanco, canticchia “…it’s coming home…” (dalla famosa canzone sulla nazionale). Ci salutiamo, dopo due ore, con un abbraccio e tanti ringraziamenti per averci portati nel loro mondo. Uscendo, noto una sorta di piccolo giardinetto: è l’Alder Sweeney Memorial Garden, dedicato a due vittime del disastro aereo avvenuto in Ucraina nel 2014; due tifosi (John Alder e Liam Sweeney), molto conosciuti dallo staff del NUFC, che si stavano recando in Nuova Zelanda proprio per seguire la squadra, in un tour di amichevoli pre-stagionali del luglio di quell’anno.

Day 2 – venerdì 28: Tynemouth 

Il venerdì faccio un giro in città: Chinatown, la Cattedrale di St. Nicholas, il castello, il Grey’s Monument, la City Hall… e i negozi del centro. Poi prendo la metro e decido di andare sul mare. Meno di 1 ora e si arriva a Tynemouth: un paesino poco distante. Passando tra case in mattoni, pub e negozi addobbati di fiori e dalle insegne in stile old, si arriva al lungomare. Sulla destra, si può andare a passeggiare in mezzo al verde, godendo di un panorama bellissimo sui prati e il mare. Siamo a ridosso del Vallo di Adriano: e tracce dei romani, se ne trovano molte, in queste zone.  Obbligatorio visitare quello che rimane del Tynemouth Priory and Castle: le rovine di un castello fortificato, costruito più di mille anni fa; in seguito, usato dall’esercito britannico. Proseguo verso sinistra e scendo alla spiaggia sottostante. Il mare è mosso, il sole sta scendendo. C’è un baretto carinissimo e imperdibile: il Riley’s Fish ShackMi siedo su una sdraio a sorseggiare del buon vino bianco, mentre lascio i pensieri perdersi tra le onde e i capelli scompigliarsi col vento… e di nuovo: don’t take me home, fermate il tempo e lasciatemi qui; è bellissimo! È quello di cui avevo bisogno e quello che amo, quando vengo quassù. E invece no: mezz’ora dopo, risalgo la stradina e torno sulla via principale. Mi perdo ancora a guardare il mare e a scattare foto. Poi torno indietro a prendere la metro per Newcastle: si sta facendo buio e devo rientrare. All’uscita della stazione mi fermo all’Empire: mangio un piatto di carne e patate e chiudo la bella giornata con un paio di bicchieri di Talisker Skye.

Day 3 – sabato 29: la partita 

Il sabato successivo, il 29 settembre, è matchday. La città è piena di gente. È una bella giornata. Arrivo tre ore prima, nel regno della Toon Army. Mi fermo a scattare foto alle due statue che campeggiano fuori dallo stadio: una è dedicata ad Alan Sherarer e l’altra a Bobby Robson, ex allenatore tra gli anni 1994 e 2004, in cui ha riportato la squadra a buoni livelli; nonché ex allenatore della nazionale inglese, negli anni ‘80: c’era lui, su quella panchina, nella partita della famigerata “mano de dios di Maradona… Passo quindi al pub dei tifosi, lo Strawberry, proprio lì vicino; ma siccome è pieno, ripiego sul Nine, quello dello stadio: solo che il cibo è pessimo, quindi vi consiglio di evitarlo. Prendo una birra e trovo uno schermo su cui guardare il Manchester United che perde malamente col West Ham. Alle Magpies non andrà meglio… Quel giorno affrontano il Leicester di C.Puel; sulla panchina bianconera, siede invece Rafa Benitez: e i tifosi del Gallowgate gli dedicano anche uno striscione. C’è entusiasmo attorno a lui; ma ce ne sarà meno al 90°… Prendo posto nelle prime file del Leazes stand. Accanto a me: padre ottantenne (con una brutta “cera” e un cerotto in testa) e figlio all’incirca cinquantenne (emiparetico dal lato destro e leggermente obeso), i cui problemi di salute non impediranno ad entrambi di incitare i loro beniamini e di agitare i rispettivi bastoni e stampelle, urlando probabilmente i santi del calendario cristiano… come molti dei presenti, immagino. Quel giorno, infatti, gli home giocano male: vanno sotto già al 30°, con un rigore calciato da J.Vardy; a metà secondo tempo, arriva il colpo di grazia di H.McGuire. Vincono, così, le foxes: meritatamente, tra lo sconforto e il disappunto dei tifosi di casa. Esco e me ne vado in centro, fino alla zona del Tyne: faccio tappa al Pitcher & Piano, ché devo rifarmi la bocca dalla schifezza mangiata al bar dello stadio… accidenti a me e a quando non ho preso la solita pie di carne, ai chioschi interni! Ma rimedio subito. E ci bevo dietro una pinta di stout.

Quayside seaside 

Prendo un bus e attraverso Tyne Bridge. Poi faccio il lungo-fiume a piedi, fino al Millennium Bridge: il ponte pedonale e ciclabile, di recente costruzione. Il sole sta tramontando e si gode una vista bellissima! Attraversandolo, all’esatta metà, si vede tutta la zona del Quayside illuminata; alla sinistra, si distingue il Sage Gateshead: una sala concerti dalla forma inconfondibile e dalla struttura moderna e imponente. Arrivo lentamente sull’altra sponda, quella del lato da cui ero arrivata: mi fermo a fumare e a guardarmi intorno. Newcastle è una città abbastanza grande e molto viva: lo dimostra la miriade di locali. È una città che ha saputo evolvere e ammodernarsi. È sicuramente un posto che vale la pena vedere: soprattutto se si ama il calcio. E il mare del nord. Come me. Si riparte il giorno dopo, dall’aeroporto di Manchester: dopo aver preso il bus della National Express alle 6 del mattino ed essermi vista la bellissima alba sul mare di Sunderland (da cui si passava). Un ultimo, ennesimo, bel ricordo di questo viaggio. Dream on: continua a sognare e a girare; che questi sono i momenti che ti porterai dietro per sempre…

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Ilaria Ciangola
Di Trento. O.S.S. in Pronto Soccorso. Tifosa e appassionata di calcio (italiano e internazionale), viaggi, Oasis e tutto ciò che è oltremanica.

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