Il mio viaggio a… Londra, febbraio 2020 – 1° parte.

Prima parte del mio viaggio a Londra: Piccadilly Circus, Craven Cottage e il Luton Town. Con i Clash e i Cure nelle orecchie. Tra "swinging London", calcio, birra e meat pie.

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“…London Callingat the top of the dial and after all thiswon’t you give me a smile?… 

Londra chiama 

Di nuovo: per la seconda volta in tre mesi (della prima non vi ho ancora mai parlato – ma è stata una toccata e fuga per la Nazionale inglese). È dicembre 2019, quando decido che è ora di andarci a passare qualche giorno: nel tentativo di girare quanti più stadi e vedere quante più partite possibili. Riesco a farmi dare ferie a metà febbraio e, per fortuna, c’è il doppio turno di campionato (weekend ed infrasettimanale). Ve lo anticipo già: quattro giorni non bastano; troppe cose da vedere e bisogna avere più tempo. Comunque mi faccio un’idea di ciò che vorrei fare in quel poco che ho. Innanzitutto: apro Skyscanner e trovo un ottimo volo a/r da Linate ad Heathrow, con la British Airways (che a differenza delle compagnie low-cost ti permette portare il doppio bagaglio a mano a bordo senza sovrapprezzo); me la cavo con 120€. Poi apro Booking.com e scelgo una stanza in zona Earl’s Court: me l’hanno consigliata e ha una fermata metro comoda. Difficile trovare qualcosa di economico… ma si sa: la Gran Bretagna non lo è. Londra chiama: e il 7 febbraio 2020, due settimane fa esatte, finalmente, si parte. 

Day 1 – 7 febbraio ‘20: Milano>Londra 

“…I don’t care if Monday’s black. Tuesday, Wednesday heart attack. Thursday never looking back. It’s Friday I’m in love!… 

Il mio umore è a mille! Sul volo non resisto: ordino un bloody mary, perché mi piace il mix di pomodoro, spezie e vodka; ma soprattutto perché mi piace collezionare lattine di brand particolari. Chiudo gli occhi, ne gusto il sapore fresco e forte, e mi godo il relax del viaggio. Atterro nel pomeriggio: prendo l’Underground in direzione città. L’aeroporto è ben collegato con il centro dalla linea blu Piccadilly. Ci metto circa quaranta minuti a raggiungere la fermata di Earl’s Court; altri dieci a piedi e sono in hotel. È un bel quartiere: colorato e con gente in giro a tutte le ore. Sono contentissima di essere nella capitale inglese! Sorrido a trentadue denti e canticchio in loop, come una scema, il ritornello della canzone dei The Cure. Mi cambio e sfodero il rossetto rosso nuovo di zecca: che, se non sto attenta, va a finire che lo metto proprio come Robert Smith. Si sta facendo buio e, sfruttando la comodità della linea metro, decido di andare nel cuore della città: proprio a Piccadilly Circus. Uscire su quell’incrocio, tra i mega-schermi luminosi pubblicitari e la statua di Anterosda la sensazione di trovarsi al centro del mondo. Ovviamente è pieno di gente e, altrettanto ovviamente, foto e selfie sono d’obbligo. Giro l’angolo di Coventry Street e cammino a piedi lungo Haymarket: arrivo così a Trafalgar Square. Mi siedo sul bordo di una delle fontane, sotto la Colonna di Nelson, e mi godo il rumore dell’acqua che scorre e il via vai di macchine e turisti: la bella vitalità della capitale britannica, che di sera perde un po’ del suo caos giornaliero. Poi decido di andare ad avverare un altro vecchio sogno nel cassetto… torno su Haymarket, proseguo dritta su Great Windmill St., poi Denman St., giro (sempre seguendo la strada) su Sherwood St. e cammino fino a Carnaby Street. All’Università, a Roma, il professore di Letteratura inglese (dott. Bulla – non lo dimenticherò mai per il suo modo di coinvolgere e appassionare gli studenti), nel secondo anno ci fece fare un esame sulla “Swinging London” e, tra gli argomenti toccati, c’era proprio questa famosissima strada: importante perché fu il fulcro della moda tra gli anni ‘60 e ‘80; ma, caro prof., la minigonna alla Mary Quant, purtroppo, non l’ho messa: troppo freddo, adesso, per me che vivo qualche km più a sud. Sorry! Il quartiere è vivacissimo, colorato, pieno di negozi e qualche locale: merita assolutamente un passaggio. Piano piano mi incammino di nuovo verso la Tube e torno indietro: sento la stanchezza e non essendo pratica, decido (purtroppo) di non spingermi oltre, per stasera. Arrivo di nuovo ad Earl’s Court (in circa quindici minuti) e decido anche di fare l’unica eccezione, alla cucina locale, che contemplo quando vado oltremanica: ho troppa voglia dei filetti boneless di pollo fritto, inondati di gravy e inzuppati nella salsa bbq, di KFC, proprio lì sulla via… ufficialmente, la mia dieta, è in ferie come me!

Day 2 – sabato 8 febbraio ‘20: Craven Cottage 

Il sabato inizia con la tappa obbligata ad uno dei templi del calcio inglese… ovvero: Craven Cottage, casa del Fulham F.C.. Due settimane prima mi ero collegata al sito web della squadra: ma, non trovando posto per il tour di quel giorno (e non potendo segnarmi negli altri), avevo scritto all’indirizzo mail apposito; uno dello staff mi aveva gentilmente risposto di presentarmi all’ora indicata e mostrare questa comunicazione, in cui mi concedevano di partecipare ugualmente, pagando al momento. Alle 10 esco quindi a prendere il bus 74 (direzione Putney) e, in venti minuti, sono in zona stadio: scendo alla fermata di Lambrook Terrace e cammino per circa cinque minuti a piedi su Ellerby St.; poi giro l’angolo su Stevenage Road e sono arrivata. La prima impressione, vedendo la parte esterna in mattoni è che sia tutto, fuorché uno stadio di calcio: ma è proprio questo il bello. Le case intorno e la muratura dell’ingresso principale, sono il suo principale fascino. Non a caso: cottage, non stadium. Salta subito all’occhio una statua: è dedicata a Johnny Haynes “The Maestro” (1934-2005), capitano della nazionale inglese e del Fulham; ha giocato nei cottagers per quasi tutta la sua carriera, segnando 158 gol e detenendo (tuttora) il record di presenze con quella maglia. Anche la tribuna principale è dedicata a lui: ed ha la particolarità di conservare i seggiolini in legno originali (cui poi sono stati aggiunti quelli in plastica – nella parte a ridosso del terreno di gioco). Uno dei prossimi sogni, da avverare prima o poi, sarà vedere una partita proprio da lì. Per il resto: dato che la struttura necessitava di ammodernamento, tra il 2002 e il 2004, temporaneamente, in coincidenza con la salita nella massima serie e il doversi adeguare alle regole imposte dalla Federazione, le partite vennero giocate al Loftus Road (stadio dei vicini rivali del Q.P.R. – cosa mal digerita dai tifosi di entrambe le squadre); mentre è tuttora in atto il rifacimento del Riverside Stand, la tribuna a ridosso del Tamigi: abbattuta e in ricostruzione, per aumentarne il numero di posti. Altra particolarità dell’impianto, sono gli spogliatoi: a differenza di altri stadi, infatti, la squadra di casa occupa quello più piccolo e “spartano”, mentre gli ospiti si cambiano in quello più grande e comodo. Al solito: ho capito un’unghia di tutto quello che la guida ha spiegato (parlava veloce e con accento marcato), purtroppo… ma lascio Craven Cottage ugualmente contenta ed intenzionata a tornarci! E purtroppo non posso terminare il tour: sono le ore 12 e ho i minuti contati…

Day 2 – sabato 8 febbraio ‘20: Kenilworth Road Stadium 

Oggi è anche matchday ed ho deciso di seguire l’ennesimo consiglio dell’amico Ivan Ambrosio… mi reco quindi a Luton. A due ore di distanza. Raggiungo Hammersmith Station (in Uber – ma c’è il bus 220 da lì) e prendo la metro Piccadilly in direzione King’s Cross; davanti c’è la stazione dei treni di St.Pancras, da cui muoversi comodamente, con partenze ogni dieci minuti in direzione Luton Airport. Venti minuti e sono a destinazione. Poi prendo un taxi (visti i tempi strettissimi) per fare prima e per le 14:15 sono in Kenilworth Road. Oggi il Luton Town, che milita in Championship, gioca contro il Cardiff City: calcio d’inizio alle 15 locali. Circa venti giorni prima, sul sito della squadra, ho preso un biglietto per la partita: non mi resta che ritirarlo alle casse. Poi passo nel piccolo store e prendo il match programme; oltre ad una bellissima maglia del portiere, color celeste brillante, che indosso subito. Lo stadio è particolare poiché letteralmente incastrato tra le case delle vie adiacenti. Addirittura, il vicolo che collega Kenilworth Road ad Oak Road, passando dietro agli West Stand, si attraversa in fila indiana. Impensabile una roba così, in Italia. Anyway. Sono arrivata in tempo ed entro. Ho il posto nella parte bassa del Kenilworth Stand, dietro una delle porte. Sono circondata da famiglie e i bambini hanno le facce dipinte col color arancione, simbolo della squadra. C’è tanto entusiasmo ed incitano molto. La giornata è bellissima. Un vento freddo spazza la zona. E, purtroppo, al 73°, anche l’ottimismo degli Hatters: che vanno sotto. E’ l’unico gol di una bella partita, persa dagli home, purtroppo, dopo aver dominato nel primo tempo; ma sbagliato lo “sbagliabile” nel secondo, in cui hanno concesso di più ai Bluebirds. E anche i ragazzini sono molto delusi: diciamo pure arrabbiati, come gli adulti che li accompagnano. Usciamo mestamente e raggiungo la fermata di autobus più vicina, per tornare in stazione. La zona è popolata da molti extracomunitari: tante donne col velo totale e negozi etnici (arabi o indo-pachistani); ma mi dicono anche non essere molto sicura, al calar del sole. Prendo quindi il treno e sono di nuovo in città.

A giornata finita… 

Decido di fare un giro in zona King’s Cross. Cammino su King’s Boulevard e arrivo a Granary Square: dove ci sono delle fontane luminose “danzanti”. Foto d’obbligo. Faccio un giro tra i locali e i negozi. Poi torno indietro, a St.Pancras, a cercare un posto dove mangiare: fa freddo ed ho mal di testa per via del vento forte. Niente saturday night in giro… ma il mio umore non ne risente. Perché ad un incrocio, tra Petonville Road e Caledonian Road, mi cade l’occhio su un’insegna: Piebury Corner”. Game over… ho trovato il mio posto preferito di Londra! Il nome non tradisce: hanno una vasta scelta di tortine salate tipiche, ripiene di qualunque cosa, e altre specialità che io (personalmente) considero squisitezze. Infatti, dato che avevo già mangiato una meat-pie allo stadio, non resisto ed ordino schotch eggs con carne di maiale e black pudding, assieme a patatine fritte e una birra Camden Pale Ale. Degno finale di una bella giornata! Mi riprometto di tornarci, un’altra sera: posto carino, tranquillo, dove si mangia bene, c’è una bella atmosfera, e comodissimo per la vicinanza alla metro. Infatti, tempo mezz’ora, e sono di nuovo in hotel. L’adrenalina non mi fa dormire… con un gin tonic al rabarbaro: va meglio. Mi rilassoGood night. Alla prossima tappa…!