Il mio viaggio a… Aberdeen e il suo stadio vista mare

Perché in fondo, un groundhopper: è un sognatore, eterno e ostinato, che macina km dietro ad un pallone

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“…I live my life for the stars that shine. People say it’s just a waste of time. Then they said I should feed my head, that to me was just a day in bed. I’ll take my car and drive real far. They’re not concerned about the way we are. In my mind my dreams are realNow we’re concerned about the way I feel. Tonight I’m a rock ‘n’ roll star!” 
(Oasis – “Rock’n’roll star”) 

Premessa 

La gente dice che sono “strana”, che è una perdita di tempo: esattamente come canta Liam, sul palco. Ma io me ne frego: oggi è il 9 novembre 2018 ed io mi sento come una star e sono carica a mille! L’altro ieri ero a Torino ad assistere al match di Champions League tra Juventus e Manchester United: e ho ancora negli occhi la vittoria dei Red Devils, all’89°, su rimonta. Tra circa 15 giorni, invece, sarò a Cipro per una partita di Europa League. E oggi: prendo l’ennesimo aereo… si torna in Scozia! Capite quindi i motivi di tutto questo mio entusiasmo. E non vi ho ancora detto cosa mi aspetta… 

Settembre 2017: la prima volta ad Aberdeen 

Facciamo un passo indietro a circa un annetto prima… al 19 settembre ‘17. Quella volta non ero da sola, come al solito: un mio carissimo amico aostano voleva fare un giretto da quelle parti ed io mi ero unita più che volentieri. Il lunedì eravamo atterrati ad Edimburgo e il martedì ci eravamo spostati, in treno, ad Aberdeen: cittadina sulla costa. Avevo sentito parlare della squadra locale per via della Coppa delle Coppe vinta nel maggio 1983, contro il Real Madrid, con Ferguson alla guida. Grande risultato! Ed era questo il motivo che mi aveva spinta ad andarci: seguire le tracce di Sir Alex, nel luogo dove aveva iniziato la sua carriera vincente di allenatore. Il pomeriggio lo avevamo perso a passeggiare sul lungomare: posto bellissimo! E avevamo anche beccato un tempo strepitoso. Il giorno successivo (mercoledì 20) ci attendeva il tour del Pittodrielo stadio dell’Aberdeen F.C.; caratteristico perché a ridosso del mare (lo separa una strada – oltre ovviamente alla lunga spiaggia). Ci avevano accolti dicendo che non avremmo dovuto pagare perché, inizialmente, la squadra si stava allenando e non sapevano se sarebbero riusciti a farci visitare tutti i locali… invece: si era rivelata un’esperienza bellissima! Eravamo solo noi due e la guida era stata molto disponibile. 

 Non sapendo se potessimo o meno accedere al campo e agli spogliatoi, ci aveva intrattenuti assieme al magazziniere: raccontandoci la storia del club e un sacco di aneddoti, mostrandoci maglie vecchie, foto, ritagli e cimeli vari… e, alla fine, avevamo ricevuto in regalo dei vecchi match-programme. Non sapevamo più come ringraziarli! Poi avevamo incontrato il mister Derek Mc Innes: anche lui, da vero gentleman, ci aveva salutati e si era prestato a fare una foto ricordo (io purtroppo ho il viziaccio di fare le dita a “V” per vittoria e per fortuna non se n’era accorto – visto che da loro significa altro!). Appurato che gli allenamenti erano terminati, eravamo potuti entrare anche sul terreno di gioco: impianto molto bello. Peccato che verrà abbattuto: a fronte della costruzione di uno più nuovo, grande e moderno. Uscendo, passando nei corridoi dove si vendono pie & beer e si radunano solitamente i tifosi, durante le partite, avevamo notato degli anziani che facevano ginnastica, con degli istruttori e l’attrezzatura apposita: è un servizio che mettono a disposizione degli utenti di un centro anziani cittadino; una delle attività della charity dell’Aberdeen foundation. Alla fine non avevano voluto comunque essere pagati, per la visita: e noi, per ricambiare tutta questa gentilezza, avevamo praticamente “setacciato” lo store, comprando un bel po’ di cose! 

9 novembre 2018: si torna sempre dove si è stati bene 

Decido di tornarci. Da sola, stavolta. I motivi sono vari: è il mio “auto-regalo” di compleanno, ho voglia di tornare a vedere il Mare del Nord e assistere ad una partita al “Pittodrie” (finché è possibile). E scelgo di realizzare questi propositi in quella data perché è matchday: contro lHibernian, la squadra che tifo proprio lì in Scozia. Sono carica: mi sento come Sickboy prima di una partita (e di qualcos’altro – ma non è questo il caso)… però, in fondo, si, sto andando anche a farmi: della mia unica droga, che è il calcio. Ho organizzato tutto nei minimi dettagli: atterrerò all’aeroporto cittadino di Dyce un’ora prima del calcio d’inizio. Il viaggio fila liscio fino a Manchester, dove ho il cambio di volo: e dove scopro che c’è un uragano in atto proprio a nord… ergo: la FlyBe annuncia ritardo di partenza di due ore. Panico! Ma lassù devono esserci abituati: perché, alla fine, il ritardo è solo di un’ora ed io atterro in tempo comunque utile. Chiedo al taxi di correre: devo passare al b&b a lasciare il trolley e poi allo stadio.

È iniziata da 15 minuti: ritiro il biglietto ed entro in Richard Donald Stand. Ho il posto dietro la porta dove stanno attaccando i Dons, che segnano proprio davanti a me l’unico gol della partita: è il 40° ed io sono arrivata da poco, giusto in tempo per vedere Mackay-Stevens insaccarla di prepotenza! La partita va via combattuta, con prevalenza dei rossi di casa, sotto un vento assurdo. I supporters away sono pochissimi: il maltempo e l’andamento non buono della squadra, li hanno scoraggiati. Finisce con questo parziale: 1-0 per gli home. I miei sogni si sono avverati e sono comunque contenta, nonostante la sconfitta dei “miei” Hibs: li ho visti giocare dal vivo, finalmente; il prossimo sogno, sarà andare ad Easter Road… ma quella: è un’altra storia. Ho cenato con una pinta di Guinness e con una scotch-pie calda con salsa gravy, il tipico cibo da stadio britannico: è lì che realizzo di essere di nuovo nei posti che amo. Si riconferma l’estrema gentilezza dello staff dell’A.F.C.: il quale mi aiuta a reperire un taxi per rientrare in camera. In cielo è in piena tempesta: io, invece, sono felice!

10 & 11 novembre 2018: enjoy & relax 

I giorni seguenti mi immergo nel tran-tran locale, tra il centro e la costa, monumenti e chiese, facendo anche shopping. La città non è grandissima e si può girare a piedi (pur avendo una buona rete di trasporti); è tranquilla ma viva, verde, giovane, piena di negozi, cinema, locali. Percorrendo la strada principale, Union Street, si arriva alla statua di Edoardo VII°, che domina gli Union Terrace Gardens, i giardini pubblici. Se vi piace il verde e la tranquillità: fate una puntatina anche al Duthie Park Bandstands, altro parco pubblico. Proseguendo oltre, c’è l’M&S, il centro commerciale; mentre sul lato opposto, trovate l’immancabile Sport Direct. Continuando a camminare, vi troverete a svoltare su King Street: in quel punto, da cui parte anche Castle Street, c’è una piazza, chiamata Mercat Cross; al cui centro campeggiano una sorta di patio e un monumento al Gordon Highlanders, che fu un reggimento di fanteria di reclutamento scozzese dell’Esercito Britannico. Andando avanti, si arriva a casa dei Dons: è l’occasione per fare di nuovo acquisti allo store della squadra. E dietro, finalmente, c’è il mare.

Potrei passarci ore, su e giù per quelle spiagge: ed è quello che faccio. Il mare mosso che si infrange sulle rocce, il vento in faccia e quel sapore assurdo di libertà. Proseguendo nella direzione opposta rispetto a quella da cui sono arrivata, torno praticamente indietro, percorrendo però l’Esplanade: la strada che costeggia i moli e la sabbia; mentre sulla destra, dopo un po’, si trovano una ruota panoramica con delle giostre, ristoranti e caffetterie. Io arrivo fino giù in fondo, sedendomi più volte, a perdermi con lo sguardo all’orizzonte: lattina di birra in mano e pensieri lasciati andare alle onde. Sono i momenti in cui potrebbe cadere il mondo ed io non me ne accorgerei: anzi, non me ne fregherebbe nulla… perché sto proprio bene. Intorno: tante famiglie, persone, cani anche liberi. Non c’è confusione, però, e nessuno da disturbo ad altri. Il sole è sceso e si è fatta l’ora di rientrare. Lacrimone mentre “saluto” il mio adorato Mare del Nord: il giorno dopo si torna di nuovo in Italia…

Coming back home… again 

Come chiudere in bellezza questi tre giorni? Col piatto più tipico che puoi trovare in certi posti: il fish and chips. Vado a mangiarlo in Mercat Cross, all’Old Blackfriars: pub tipico, stile scozzese, semplice. Prendo la porzione “baby”, per allontanare i sensi di colpa dati dalle calorie… salvo poi “innaffiarlo” con una pinta di stout e finire il tutto col mio whiskey preferito: il Talisker Skye. Due bicchieri stavolta: perché chissà quando ci tornerò di nuovo… Ma, come scrive Luis Sepulveda: “I miei sogni sono irrinunciabili, sono ostinati, testardi e resistenti.” Ed io, tra un campo di calcio e una panchina di pietra con vista sull’immenso, ne ho appena realizzato un altro e messo uno nuovo, al suo posto, nel cassetto. Tosta come la gente di questi posti: sono pronta a tornare a casa, per poi ripartire di nuovo… Beannachd le Alba agus taing airson a h-uile càil: arrivederci Scozia e grazie di tutto!