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“Fuck you, i’m Millwall”: Roy Larner, il Leone di London Bridge

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“Fuck you, i’m Millwall!”

Chissà quante volte Roy Larner avrà urlato ai tifosi avversari costretti a entrare nel catino infernale del The Den. Alle dieci di sera del 3 giugno 2017, però, Roy è da tutt’altra parte. È a Borough Market, il mercato all’aperto più famoso di Londra a due passi dal London Bridge.

Proprio da lì arrivano tre uomini. Sono armati di lunghi coltelli da cucina macchiati di sangue. Pochi minuti prima sono scesi dal van con cui hanno fatto inversione a U sul ponte e si sono avventurati a piedi per le vie del centro, attaccando con ferocia i passanti.

Roy Larner è in una steakhouse, sta guardando la finale di Champions League tra Juventus e Real Madrid che si disputa poco lontano da lì, a Cardiff. È disoccupato e non ha un tetto sulla testa. Viene ospitato a rotazione da amici che non riescono a negargli una notte sul divano.

Il suo unico punto fermo è il Millwall. Non ha mai fatto parte di firm come i F-Troop o i Bushwackers, ma è una presenza fissa al The Den fin dagli anni 80. Sopravvivere in quella bolgia non vuol dire essere immuni alla paura, ma essere capaci di non farsi guidare da essa, di superarla e agire.

Tutti coloro presenti in Borough Market si mettono al riparo: chi può si nasconde dietro le saracinesche frettolosamente abbassate, gli altri scappano via. Tutti, a parte poche persone per cui il confine tra coraggio, senso civico e follia è talmente fine che non si riconosce più. Mentre gli attentatori si avvicinano alla steakhouse inneggiando ad Allah e all’Islam, Roy Larner decide d’istinto di rispondere al terrore dichiarando la sua appartenenza. Esce dal locale e li affronta a mani nude urlando, nel suo forte accento del sud di Londra: “Fuck you, i’m Millwall!”.

Il confronto dura qualche secondo. Roy viene trafitto otto volte e lasciato in una pozza di sangue. I terroristi trovano la loro fine pochi minuti dopo, abbattuti da 46 proiettili sparati dalla polizia in 20 secondi. Le vittime dell’attacco sono 8, i feriti più di 40. Larner riesce a salvarsi, nonostante ferite molto gravi al collo, alla testa e al petto che lo marchieranno a vita.

Chi può dire se sia stato coraggio, follia o la lunga militanza al The Den a farlo agire. In ogni caso il suo gesto ha permesso a decine di persone di mettersi in salvo e, da quel giorno, Roy Larner è diventato il Leone di London Bridge.

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