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Baggio 2: la triste e malinconica parabola di Dino al Blackburn

3 ' di letturaPerché stiamo parlando di Baggio 2? Noi non vogliamo sminuire il talento e la bravura di un protagonista assoluto del calcio italiano degli anni ’90, un ragazzo che ha vestito la maglia Azzurra della Nazionale per ben 60 volte, segnando 7 gol, di cui 2 durante la straordinaria cavalcata degli Azzurri di Sacchi fino alla finale di Pasadena, ai mondiali di USA 94. L’appellativo di Baggio 2 nasce proprio in quel periodo – per opera della stampa – quando nella fortissima selezione italiana e nella Juventus convivevano due Baggio: Roberto e Dino. Il protagonista della nostra storia è naturalmente Dino.

I successi internazionali

Dino e Roberto Baggio con la maglia Azzurra a Francia 98

Non è facile condividere il cognome con uno dei giocatori più forti e amati del calcio italiano (Roberto Baggio), tuttavia Dino Baggio si è ritagliato uno spazio importante nella storia del pallone italico. Oltre alla già citata maglia azzurra, con cui ha preso parte anche a Euro ’96 e a Francia 98, ha vestito importanti casacche di club come quelle di: Torino, Inter, Juventus, Parma e Lazio. Con queste squadre ha ottenuto dei successi internazionali rilevanti, come le tre Coppa Uefa alzate con la Juventus (’93) e il Parma (’95 e ’99). Nel periodo più nobile del pallone nostrano, Dino è divenuto un uomo da copertina grazie a una grande forza fisica, a una dinamicità fuori dal comune, a uno spirito marcatamente combattivo e a una determinazione da vero condottiero. Spesso la sua prepotenza atletica gli ha fatto dominare il centrocampo come incontrista, risultando tra i migliori interpreti del ruolo a livello mondiale.

Dino a Blackburn

Il tempo purtroppo scorre via inesorabile, portandosi dietro di sé i cambiamenti che sono naturali nella vita di un uomo. Dopo tre stagioni vissute tra alti e bassi a Roma, con la maglia della Lazio, con una potenza fisica venuta meno e qualche guaio atletico di troppo, nell’agosto del 2003 Dino Baggio, alla soglia dei 32 anni, cerca il rilancio in Inghilterra, sposando la causa del Blackburn Rovers, trasferendosi in prestito secco fino al termine della stagione. Il palmarés e la fama del giocatore sono un biglietto da visita che esalta la tifoseria, incuriosita dal vedere l’ex nazionale italiano a presidio della mediana in quel di Ewood Park. Una curiosità che col passare del tempo si trasforma in una domanda da girare alla dirigenza: perché lo avete preso?

Dino Baggio in maglia Blackburn Rovers

Il popolo britannico è particolarmente attento alla scaramanzia e ai numeri, infatti Dino esordisce con la nuova maglia il 13 settembre del 2003. Si sa, il 13 non porta bene, e anche quella partita non va affatto come sperato perché i Rovers perdono tra le mura amiche per 3 a 1 contro il Liverpool. Da quel momento un cattivo presagio aleggia sulle spalle robuste del giocatore ex Juventus, le nubi britanniche sono pronte a scagliarsi sull’esperto incontrista. Il destino, infatti, è beffardo e da settembre a gennaio, sono solamente 8 le presenze in Premier, sempre da subentrato. Soltanto in un’occasione riesce a mettere il pallone in rete, a Leeds, ma purtroppo anche in quella occasione la sua squadra perde per 2 a 1. I Rovers riescono a vincere soltanto tre delle dodici partite con l’italiano in campo (considerando anche le coppe), pareggiandone due e perdendo le altre sette. In fretta e in furia, il prestito viene terminato, con buona pace di Dino costretto al rientro in maglia Lazio con sei mesi di anticipo. I tifosi inglesi lo salutano senza rimpianto, accusandolo di non essere mai stato in forma e di essere venuto in caccia di un ultimo stipendio da rubare, perché ormai il meglio della carriera era alle sue spalle. Si chiude così una parentesi inglese davvero triste e opaca per una delle icone azzurre degli anni ’90, che andrà dritta verso un finale di carriera anonimo. Albione è stata una terra amara per Baggio 2, forse prima di scegliere di salpare al di là della Manica doveva ricordarsi di Euro ’96 giocato in Inghilterra, capitolo disgraziato per la Nazionale italiana di cui era una colonna portante.

 

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